Farmaci per la malattia di La Peyronie: funzionano?

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I farmaci per la malattia di La Peyronie possono essere utili, ma non esiste un’unica terapia efficace per tutti i pazienti e per tutti i sintomi. Il trattamento cambia a seconda del problema principale: dolore, difficoltà di erezione oppure curvatura causata dalla placca. Per questo, chiedersi semplicemente se i farmaci “funzionano” è corretto, ma bisogna prima capire su quale aspetto della malattia devono agire.

Farmaci per la malattia di La Peyronie - Copertina

Punti chiave

I farmaci per la malattia di La Peyronie hanno obiettivi diversi: alcuni agiscono sul dolore, altri sulla disfunzione erettile, altri ancora vengono utilizzati per cercare di ridurre gli effetti della placca sulla curvatura.

Sildenafil, tadalafil, vardenafil e avanafil possono aiutare quando è presente un deficit erettile, ma non devono essere considerati farmaci che raddrizzano direttamente il pene.

Acido ialuronico e PRP vengono somministrati mediante infiltrazioni nella placca, ma efficacia, indicazioni e solidità delle evidenze scientifiche sono differenti.


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Cosa possono fare i farmaci per la malattia di La Peyronie

La malattia di La Peyronie è caratterizzata dalla formazione di una zona di fibrosi della tunica albuginea, la struttura elastica che riveste i corpi cavernosi del pene. In termini semplici, si forma una placca, cioè una sorta di cicatrice, che rende quella parte del pene meno elastica rispetto ai tessuti circostanti.

Durante l’erezione questa differenza di elasticità può provocare una deformità o una curvatura. La placca può inoltre associarsi a dolore, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, e a problemi di erezione.

Anche il deficit erettile può manifestarsi con intensità differenti. In una fase iniziale il problema può riguardare soprattutto il mantenimento dell’erezione; nei casi più importanti può diventare difficile anche ottenere un’erezione sufficientemente rigida.

È proprio questa varietà di manifestazioni a spiegare perché non esista un solo farmaco per la malattia di Peyronie. La terapia medica deve essere scelta in funzione del sintomo prevalente, della fase della malattia, dell’entità della deformità e dell’eventuale presenza contemporanea di più problemi.

Farmaci per la malattia di La Peyronie - Infografica

La malattia di Peyronie si guarisce con i farmaci?

La domanda “la malattia di Peyronie si guarisce?” richiede quindi una risposta più articolata di un semplice sì o no. Le terapie conservative possono controllare alcuni sintomi e, in pazienti selezionati, contribuire a migliorare la deformità, ma non tutti i farmaci agiscono sulla placca e non tutti sono in grado di ridurre la curvatura.

In particolare, il trattamento conservativo trova soprattutto spazio nella fase attiva della malattia, quando possono essere presenti dolore e modificazioni ancora in evoluzione della deformità. Le linee guida europee sottolineano inoltre che le evidenze disponibili per molte terapie mediche sono ancora eterogenee e che risultati e aspettative devono essere discussi individualmente con il paziente.

Farmaci per il dolore nella malattia di La Peyronie

Quando il problema principale è il dolore, l’obiettivo non è necessariamente raddrizzare il pene, ma ridurre la componente dolorosa e infiammatoria che può accompagnare la fase attiva della malattia.

Nella pratica clinica possono essere inseriti in protocolli conservativi anche antiossidanti e vitamina E. Le evidenze disponibili, tuttavia, non permettono di considerarli da soli una terapia di comprovata efficacia sulla malattia: gli studi sulla vitamina E, in particolare, hanno fornito risultati contrastanti e non hanno dimostrato in maniera convincente un beneficio rispetto al placebo su dolore, placca e curvatura.

Per il dolore possono essere utilizzati anche trattamenti non farmacologici come le onde d’urto extracorporee (ESWT). In questo caso è importante distinguere bene l’obiettivo: le onde d’urto possono favorire una riduzione del dolore nella fase attiva, ma non hanno dimostrato un’efficacia affidabile nel ridurre la curvatura o le dimensioni della placca. Le linee guida EAU ne contemplano quindi l’impiego per il dolore, non come trattamento primario per raddrizzare il pene.

Farmaci per l’erezione e malattia di La Peyronie

Quando la malattia di La Peyronie si associa a difficoltà di erezione possiamo utilizzare gli stessi farmaci impiegati comunemente nella disfunzione erettile: gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5-inibitori).

I principali sono:

Questi farmaci possono essere particolarmente utili quando il problema riguarda la qualità o il mantenimento dell’erezione. 

È però fondamentale comprenderne il ruolo: sildenafil, tadalafil e gli altri PDE5-inibitori non sono farmaci che sciolgono direttamente la placca o raddrizzano meccanicamente il pene. Il loro obiettivo principale, quando vengono prescritti per la disfunzione erettile, è migliorare la risposta erettiva.

Farmaci e infiltrazioni per ridurre la curvatura

Quando l’obiettivo diventa cercare di modificare la curvatura prodotta dalla placca, la terapia è più complessa.

Una possibilità è rappresentata dalle infiltrazioni intralesionali, cioè dall’iniezione di una sostanza direttamente all’interno della placca. Il principio è portare il trattamento esattamente nel tessuto fibrotico che si vuole modificare, cercando di ridurne la rigidità e l’effetto retraente durante l’erezione.

Tra le sostanze utilizzate in questo ambito rientra l’acido ialuronico. Un’altra possibilità studiata è il PRP, cioè il plasma ricco di piastrine, ma con un livello di evidenza differente.

Acido ialuronico nella malattia di La Peyronie

L’acido ialuronico per la Peyronie viene infiltrato direttamente nella placca, generalmente dopo anestesia locale. L’obiettivo è favorire un rimodellamento del tessuto fibrotico, cercando di renderlo meno rigido, ridurne l’effetto retraente e, di conseguenza, migliorare la curvatura.

Nei protocolli clinici possono essere utilizzati cicli ripetuti di infiltrazioni. Un protocollo possibile prevede, per esempio, un’iniezione alla settimana per dieci sedute, corrispondenti a circa due mesi e mezzo di trattamento. Non esiste però un unico schema valido per tutti i pazienti.

Anche il miglioramento della curvatura deve essere interpretato come un risultato possibile e non come una promessa. In alcuni pazienti e in alcuni protocolli clinici si possono osservare miglioramenti nell’ordine di 15-20 gradi: una curvatura di circa 30 gradi può quindi, in casi favorevoli, ridursi sensibilmente e avvicinarsi ai 10 gradi.

La risposta è però variabile. Gli studi pubblicati hanno riportato risultati differenti e le EAU Guidelines 2026 considerano l’acido ialuronico intralesionale una possibilità nella fase acuta, sottolineando però che i dati sugli outcome sono ancora limitati. In uno degli studi considerati dalle linee guida, per esempio, il miglioramento medio della curvatura è stato di circa 7,8 gradi.

Questo significa che il dato di 15-20 gradi può descrivere il risultato ottenibile in pazienti selezionati o in specifici protocolli, ma non deve essere interpretato come il miglioramento atteso in ogni paziente.

Effetti collaterali delle infiltrazioni di acido ialuronico

Il trattamento viene eseguito in anestesia locale, quindi l’infiltrazione è generalmente ben tollerata. Dopo la procedura possono comparire soprattutto effetti locali transitori, come un piccolo ematoma o livido nella zona dell’iniezione e una sensazione di bruciore.

La somministrazione direttamente nella placca limita inoltre l’esposizione sistemica al farmaco. Questo contribuisce a rendere generalmente contenuto il rischio di interazioni con altre terapie, pur dovendo naturalmente valutare caso per caso la situazione clinica e i farmaci assunti dal paziente.

PRP nella malattia di La Peyronie

Un’altra possibilità è rappresentata dal PRP, o plasma ricco di piastrine, utilizzato nella malattia di La Peyronie come trattamento intralesionale.

La procedura parte da un normale prelievo di sangue venoso del paziente. Il sangue viene centrifugato in modo da separare e concentrare la componente ricca di piastrine e dei relativi fattori di crescita. Il preparato ottenuto viene quindi raccolto in una siringa e infiltrato direttamente nella placca, con modalità simili a quelle utilizzate per l’acido ialuronico.

Anche il PRP viene generalmente somministrato dopo anestesia locale. Essendo un prodotto autologo, cioè ottenuto dal sangue dello stesso paziente, non introduce un materiale biologico proveniente da un altro individuo. Questo riduce alcune problematiche immunologiche, ma non significa che una procedura infiltrativa sia completamente priva di possibili effetti indesiderati: possono verificarsi, per esempio, dolore locale, bruciore o piccoli ematomi nel punto di iniezione.

I protocolli possono cambiare anche in funzione dei sistemi utilizzati per preparare il PRP. Un possibile schema prevede tre o quattro infiltrazioni distanziate di circa tre o quattro settimane.

L’obiettivo è cercare di ridurre la tensione e la retrazione prodotte dalla placca, modificarne le caratteristiche e favorire un miglioramento della curvatura.

PRP per la Peyronie: cosa sappiamo sull’efficacia?

Il PRP deve essere considerato diversamente dall’acido ialuronico. Si tratta infatti di una terapia per la quale le evidenze nella malattia di La Peyronie sono ancora limitate e che viene utilizzata off-label.

Gli studi disponibili hanno riportato segnali di possibile beneficio sulla curvatura, sulle dimensioni della placca e su altri parametri clinici, ma mancano ancora dati controllati sufficientemente solidi per stabilirne con certezza l’efficacia. 

Vacuum device e stretching insieme alle infiltrazioni

Le infiltrazioni possono essere inserite in un approccio più ampio che comprende anche uno stretching meccanico del pene, per esempio attraverso un vacuum device.

L’obiettivo è associare all’azione sulla placca uno stimolo meccanico che favorisca il rimodellamento dei tessuti e contrasti la retrazione. Anche in questo caso non si tratta di un risultato automatico: le linee guida europee considerano vacuum device e dispositivi di trazione possibili componenti di un trattamento multimodale, ma sottolineano che la qualità complessiva delle evidenze è ancora limitata.

Quali farmaci funzionano quindi nella malattia di La Peyronie?

La risposta dipende dal problema che vogliamo trattare.

Se prevale il dolore, l’obiettivo è controllare la sintomatologia della fase attiva e possono essere considerate terapie farmacologiche e fisiche specifiche, comprese le onde d’urto per il controllo del dolore.

Se è presente una disfunzione erettile, farmaci come sildenafil, tadalafil, vardenafil e avanafil possono migliorare la qualità e il mantenimento dell’erezione.

Se invece il problema principale è la curvatura provocata dalla placca, è necessario ragionare su trattamenti specificamente rivolti alla deformità, tra cui terapie infiltrative come l’acido ialuronico e, in contesti selezionati, il PRP, eventualmente associate a stretching o vacuum device.

Non esiste quindi “il farmaco per la Peyronie”: esistono terapie diverse per sintomi e obiettivi diversi, che devono essere scelte dopo aver valutato fase della malattia, curvatura, dolore, qualità dell’erezione e caratteristiche della placca.


Domande frequenti

La malattia di Peyronie si guarisce con i farmaci?

I farmaci possono controllare alcuni sintomi e alcune terapie possono contribuire a migliorare la deformità, ma non esiste un farmaco capace di garantire la scomparsa della malattia o della curvatura in tutti i pazienti. La scelta dipende soprattutto dalla fase della malattia e dal problema che si vuole trattare.

Il Viagra cura la malattia di Peyronie?

No. Il Viagra, il cui principio attivo è sildenafil, può essere utile se alla malattia di La Peyronie è associata una disfunzione erettile, ma non è un farmaco che scioglie la placca o raddrizza direttamente il pene.

Quanto può migliorare la curvatura con l’acido ialuronico?

Il risultato varia da paziente a paziente. In alcuni protocolli e pazienti selezionati si possono ottenere miglioramenti anche nell’ordine di 15-20 gradi, ma gli studi scientifici riportano risultati variabili e non è possibile garantire a priori una determinata correzione.

Il PRP funziona per la malattia di La Peyronie?

Il PRP viene utilizzato off-label e alcuni studi hanno mostrato risultati promettenti, ma le evidenze disponibili sono ancora insufficienti per stabilirne con certezza l’efficacia. Per questo il paziente deve essere informato dei limiti attuali dei dati scientifici.


Autore

Dottor Massimiliano Timpano urologo e andrologo

Dr Massimiliano Timpano

Urologo e Andrologo

Specialista in Urologia e perfezionato in Andrologia e Medicina della Riproduzione con il conseguimento di Master universitari di II livello presso l’Università degli Studi di Torino.


Approfondimenti e articoli scientifici:

  • European Association of Urology (EAU) – Sexual and Reproductive Health Guidelines 2026, Penile Curvature / Peyronie’s Disease. Linee guida europee aggiornate sul trattamento conservativo della malattia di La Peyronie. EAU Guidelines – Penile Curvature
  • Manfredi C. et al. – Injection therapy in the acute phase of Peyronie’s disease: a systematic review of current evidence. Journal of Sexual Medicine, 2025. Revisione sistematica delle evidenze sulle terapie infiltrative nella fase acuta. PubMed – Injection therapy in acute Peyronie’s disease
  • Asmundo M.G. et al. – Platelet-rich plasma therapy in erectile dysfunction and Peyronie’s disease: a systematic review of the literature. World Journal of Urology, 2024. Revisione sistematica delle evidenze disponibili sul PRP. PubMed – PRP in Peyronie’s disease

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