Vaginoplastica: cos’è, a cosa serve, come si esegue

Guida alla vaginoplastica

Scritto dal dottor Massimiliano Timpano - Pubblicato il 31-12-2019


Vaginoplastica è un termine che identifica degli interventi sull’apparato genitale femminile. È un termine generico, nel senso che può essere utilizzato sia da urologi e andrologi, che da chirurghi plastici, con due accezioni diverse.

L’esperienza dell’équipe Androteam nel campo della chirurgia di genere è iniziata nel 2005, e ad oggi abbiamo all’attivo più di 200 interventi di conversione dei caratteri genitali, non solo male to female ma anche female to male.

In questo approfondimento verrà trattato ogni aspetto riguardante la vaginoplastica, definendone il concetto, le tecniche chirurgiche, i risultati e la gestione post-operatoria.

Che cos’è la vaginoplastica

Per i chirurghi plastici, la vaginoplastica è una chirurgia di revisione dell’apparato genitale femminile esterno (quindi vulva, grandi e piccole labbra).

Risponde ad una richiesta di ringiovanimento vulvo-vaginale espressa dalle donne adulte, eventualmente anche post menopausa, quando si verificano delle condizioni anatomiche di rilassamento della cute vaginale, oppure per correggere una situazione morfologica-estetica che non risponde ai desideri della paziente.

Vaginoplastica è un termine generico che comprende la cosiddetta labioplastica, cioè la correzione di asimmetrie delle piccole o delle grandi labbra, o la riduzione delle stesse.

Questi interventi sono eseguiti dai chirurghi plastici dell'équipe Androteam.

Per gli urologi, la vaginoplastica propriamente detta rappresenta l’intervento chirurgico di adeguamento dei caratteri sessuali, o come viene definito in termine tecnico, gender confirming surgery, cioè la ‘chirurgia di confermazione sessuale’. 

Con questa accezione la vaginoplastica è un intervento con cui vengono trasformati i genitali maschili in genitali femminili di persone transessuali che hanno la necessità di adeguare le proprie caratteristiche corporee al sesso psicologico (cioè la loro “identità di Genere” femminile).

Vaginoplastica disforia di genere

Quindi una persona che si sente donna in un corpo biologicamente maschile e che ha fatto un percorso di transizione verso il genere femminile, ha bisogno che dal punto di vista chirurgico vengano eliminati i genitali maschili (pene e testicoli) e vengano riconfigurati i genitali in senso femminile.

Questo intervento avviene dopo un percorso psicologico e endocrinologico di un anno e mezzo / due circa (a seconda dei vari centri) durante i quali la persona viene valutata in ambito psicologico come gender non conforming (e non nella categoria di una patologia psichiatrica che può mimare soltanto la disforia stessa).

La persona assume una terapia ormonale che la fa virare fenotipicamente verso il sesso desiderato e, in particolare, degli estrogeni e degli inibitori del testosterone che permettono di assumere progressivamente un aspetto femminile.

In Italia esiste una legge che regola questo tipo di chirurgia: una volta che si ottiene la sentenza di autorizzazione al cambio dei genitali da parte di un giudice, in assenza della quale si incorrerebbe nel reato penale di lesioni gravissime, si può entrare in sala operatoria a riconfigurare i genitali.

L’intervento di vaginoplastica

L’intervento di vaginoplastica è un intervento complesso, lungo, e che richiede notevole precisione dal punto di vista chirurgico: non è infatti solo un intervento demolitivo, ma invece un intervento che unisce una fase di asportazione di strutture con il risparmio contemporaneo di altre.

Il chirurgo è chiamato a creare dei genitali non solo morfologicamente, ma anche funzionalmente femminili.

Quindi, una vagina che deve essere dotata di una sensibilità erogena che permetta sia la minzione regolare in posizione seduta, sia la penetrazione vaginale, cioè un’attività sessuale coitale, con una resa morfologica il più possibile vicina a quella naturale.

Per ottenere questi risultati funzionali, c’è bisogno che durante la fase di asportazione dei genitali maschili si conservino delle strutture atte a garantire la sensibilità e la funzionalità della vagina.

In particolare, per configurare l’apparato genitale esterno femminile:

  • si utilizza una porzione di glande, che è il tessuto sensibile che andrà a formare il clitoride e le piccole labbra;
  • si utilizza una parte di cute prepuziale, risparmiata in fase demolitiva, che va a costituire il cappuccio del clitoride e parte delle piccole labbra;
  • l’uretra viene ridotta di lunghezza, ma ne è mantenuta una buona parte che viene aperta a ventaglio in modo da costituire il piano vulvare (cioè quella mucosa rosea della vulva femminile in parte lubrificata, che concorre a mantenere la sensibilità in quella zona);
  • tutta la parte esterna di cute del pene e dello scroto viene utilizzata, e dà una sensibilità di tipo tattile come le grandi labbra della vagina femminile.

Le tecniche chirurgiche di vaginoplastica

Esistono vari tipi di tecniche ricostruttive della vagina, che si possono riassumere sostanzialmente in tre tecniche alternative, che sono:

  1. tecnica del lembo peno-scrotale 
  2. inversione peniena
  3. colon vaginoplastica

Tecnica del lembo peno-scrotale

La tecnica che in Androteam utilizziamo per costruire il canale interno è quella cosiddetta del lembo peno-scrotale, con il quale viene ricoperto il “tunnel” che viene aperto nello spazio prostato-rettale.

Questo è uno spazio che anatomicamente nell’uomo non c’è ma è solo virtuale, occupato dalla muscolatura perineale, che viene incisa e divaricata al di sotto della prostata e al di sopra del retto.

Si tratta di un tempo chirurgico particolarmente delicato perché le possibili complicanze in questa fase sono:

  • la lesione del retto
  • la lesione dell’uretra prostatica

Nella casistica del nostro gruppo queste complicanze sono inferiori all’1%.

Con la tecnica del lembo peno-scrotale, una volta scavato il “tunnel” per la formazione della neovagina, questo viene ricoperto con la cute peniena risparmiata nella prima fase demolitiva dell’intervento, andando a costituire il tetto della neo-vagina, e con un lembo scrotale che costituisce il pavimento della cavità neo-vaginale.

Vaginoplastica, tecnica del lembo peno scrotale

Esistono altri tipi di tecniche ricostruttive della vagina, che si possono riassumere sostanzialmente in due altre tecniche alternative, che sono:

Tecnica dell’inversione peniena

L’inversione peniena è una tecnica di vaginoplastica in cui si utilizza la cute del pene introflessa all’interno della spazio creato a livello perineale per ricoprirne le pareti. Per questa ragione, essa dipende enormemente dalla disponibilità della cute stessa, direttamente correlata alle dimensioni del pene.

I peni resi ipotrofici dalla terapia ormonale estrogenica sono insufficienti a garantire un’adeguata profondità e copertura della neovagina, e per questo in Androteam abbiamo scelto di non utilizzare questa tecnica.

Tecnica della colon vaginoplastica

La colon-vaginoplastica è la ricostruzione del canale vaginale con una porzione di colon.

Anche in questo caso tendiamo a non utilizzare la tecnica, soprattutto perchè costruire la vagina con il colon raddoppia il rischio di complicanze.

Infatti, oltre alle complicanze legate all’intervento di ricostruzione della vagina, bisogna sommare le complicanze dell’intervento per recuperare la porzione di intestino da andare a portare verso la vagina.

Il rapporto vantaggio/svantaggio per questa tecnica di intervento non è per noi favorevole.

Nell’indisponibilità di una sufficiente lunghezza di cute peniena e cute scrotale noi preferiamo utilizzare degli innesti liberi di cute per aumentare la lunghezza del cilindro che andrà a ricostituire e a ricoprire la neovagina piuttosto che utilizzare il colon per creare un tunnel più lungo.

Riserviamo la ricostruzione tramite colon-vaginoplastica a chirurgie di revisione: nel caso in cui ci siano delle complicanze gravi come la stenosi o la coartazione della neovagina, andiamo a ricostituire il tunnel con un’ansa intestinale.

In questa eventualità, per riparare una complicanza dell’intervento, è accettabile il rischio di costruire una colon-vaginoplastica, e quindi di affrontare un intervento con l’intestino.

Durata e caratteristiche dell’intervento di vaginoplastica

L’intervento mediamente dura 3 ore e mezza, si esegue in anestesia generale e richiede una degenza di massimo una settimana; dal punto di vista del dolore non è particolarmente pesante.

Di rado si ricorre all’utilizzo della morfina, mentre i comuni antidolorifici come il paracetamolo e il ketorolac (toradol) sono più che sufficienti per dare una copertura analgesica completa.

Bisogna sfatare i falsi miti che sia un intervento lunghissimo e che sia particolarmente doloroso, due convinzioni che normalmente hanno le persone che si sottopongono a questa chirurgia.

Risultati della vaginoplastica

Dal punto di vista dei risultati, tra le pazienti riscontriamo un altissimo grado di soddisfazione per i risultati, sia dal punto di vista morfologico che da quello funzionale (rapporti sessuali e minzione).

Per quanto riguarda l’aspetto morfologico, grazie a tutte le innovazioni che abbiamo portato in questi anni, il risultato è realmente molto vicino a quello di ‘madre natura’, poiché ricostruiamo tutti gli elementi naturali della vagina femminile (clitoride, piccole labbra, grandi labbra, vulva, meato uretrale e cavità vaginale).

È chiaro che si tratta di una vagina che non si lubrificherà mai autonomamente, perché il rivestimento interno è fatto di cute e non di mucosa.

Questo è il motivo per cui le donne che si sottopongono all’intervento hanno bisogno di un lubrificante vaginale, un po’ come le donne in menopausa che lamentano una secchezza vaginale tale da rendere il rapporto più difficoltoso.

Complicanze della vaginoplastica

Dal punto di vista delle complicanze, al di là di quelle intraoperatorie che come abbiamo visto sono molto rare (inferiori all’1%), i problemi principali sono legati a inestetismi morfologici della parte esterna della vagina, in particolare asimmetrie o ipertrofie delle grandi labbra.

In questi casi ci si troverà in presenza di grandi labbra troppo grosse rispetto alle aspettative, o asimmetriche tra loro. Si possono in questi casi apportare successive correzioni in ambito di day hospital, con interventi decisamente più leggeri.

Rara è la stenosi del meato uretrale, cioè il restringimento anomalo dello stesso, che impedisce uno svuotamento vescicale completo e regolare. Anche in questo caso si può eseguire un intervento in anestesia locale, in day hospital e con la dimissione in giornata.

Questo è un tipo di intervento che va fatto in centri di riferimento perché esiste una curva di apprendimento di questa tecnica, con un numero che, attraverso un nostro studio scientifico, è stato calcolato in 40 procedure, dopo le quali si abbatte notevolmente la percentuale di complicanze intraoperatorie e postoperatorie.

Costi di una vaginoplastica

Dal punto di vista del costo, relativamente alla gender confirming surgery, la vaginoplastica in Italia non ha un costo obbligatorio, nel senso che è a carico del sistema sanitario nazionale.

Ci si mette in una lista d’attesa pubblica, con tempi d’attesa all’incirca di un anno.

L’équipe di Androteam svolge questa attività in regime di convenzione con il sistema sanitario nazionale presso l’ospedale Molinette all’interno del centro interdisciplinare noto come C.I.Di.Ge.M.

Vaginoplastica Cidigem Torino

Questo è stato creato a Torino nel marzo del 2005 raccogliendo tutti i professionisti che hanno a che fare con la gestione della disforia di genere: psicologi, psichiatri, endocrinologi, chirurghi plastici, chirurghi generali, ginecologi e noi urologi che siamo quelli deputati alla chirurgia vera e propria del cambio di genere.

La gestione post-operatoria

In fase post-operatoria, fondamentale per il buon risultato a lungo termine dell’intervento è che ci sia una collaborazione anche da parte della paziente stessa.

Anche dopo un intervento a regola d’arte, se non c’è il supporto del lavoro metodico di riabilitazione della persona operata una volta a casa, il risultato della chirurgia rischia di essere inficiato.

In particolare, occorre un programma di dilatazione della vagina regolare nei primi due mesi, con dei tutori rigidi che sono specificamente disegnati per questo tipo di attività, prima che si possa poi intraprendere una attività sessuale di tipo penetrativo.

Il nulla osta per l’attività sessuale viene dato generalmente dopo i primi due mesi dall’intervento e l’attività penetrativa di fatto costituisce un modo di dilatarsi.

Se, al contrario, le persone operate non dilatano il loro nuovo apparato genitale, si rischia la chiusura della vagina.

Questa è la complicanza più temibile e più grave perché può essere gestita solo con un secondo intervento chirurgico, molto pesante e molto aggressivo che è quello della colon-vaginoplastica (che, come abbiamo visto prima, è la ricostruzione della vagina usando un pezzo di intestino).

In estrema sintesi: massima collaborazione nel post-operatorio tra équipe chirurgica e persona operata perchè in assenza di un programma di dilatazione costante la vagina va col tempo a chiudersi.

Attività sessuale

L’attività sessuale delle persone operate è assolutamente soddisfacente e ‘normale’, cioè i rapporti sessuali con la nuova vagina permettono di raggiungere l’orgasmo.

Più della metà delle persone che un’attività sessuale penetrativa arriva all’orgasmo.

Ovviamente si tratta di un orgasmo relativamente secco perchè non ci sono grosse secrezioni.

Esso viene stimolato sia per la sensibilità mantenuta dal clitoride e dalle piccole labbra, sia per la sollecitazione della prostata, che durante l’intervento non viene assolutamente rimossa.

Il mantenimento della prostata assolve a due funzioni:

  1. evitare possibili problemi di incontinenza che sarebbero causati dalla sua rimozione,
  2. aiutare a mantenere la sensibilità durante i rapporti e così amplificare le sensazioni orgasmiche.

Evoluzione della vaginoplastica nel tempo

Molti dettagli della tecnica che noi utilizziamo oggi sono il frutto di una evoluzione e di un percorso chirurgico che anche noi abbiamo seguito rispetto all’inizio di questa chirurgia che data ormai 15 anni fa.

Il primo intervento di vaginoplastica a Torino è stato fatto nel marzo del 2005. Da allora molti dettagli tecnici sono cambiati, anche grazie alle frequentazioni che abbiamo fatto in diversi centri nel mondo, il migliore dei quali è senza dubbio quello di Bangkok, dove io stesso sono andato a formarmi e dove ho raccolto una serie di dettagli tecnici.

Questi ci hanno permesso di migliorare enormemente la tecnica e gli esiti, sia sul piano morfologico che sul piano funzionale.

Altri centri dove siamo andati a formarci per questa chirurgia sono Belgrado, dove c’è un’équipe di chirurghi ricostruttivi di alto profilo, e il centro di Londra.

Al momento non prevediamo evoluzioni future della vaginoplastica particolarmente innovative, anche perchè il livello di soddisfazione che abbiamo raggiunto ad oggi è decisamente elevato, e, come detto, la resa morfologica e funzionale è molto alta.

È chiaro che i dettagli della tecnica sono in continua evoluzione anche in relazione al singolo caso: qualora avessimo una paziente con determinate caratteristiche, al momento dell'intervento potremmo dover ideare qualcosa di diverso rispetto allo standard.

In Androteam seguiamo un protocollo di massima, ma ogni paziente può richiedere degli artifici chirurgici che si valutano ad hoc solo nel corso dell’intervento.

Vaginoplastica: domande frequenti:

Che cos’è la vaginoplastica?

Vaginoplastica è un termine generico per identificare degli interventi sull’apparato genitale femminile.Per i chirurghi plastici, la vaginoplastica è una chirurgia di revisione dell’apparato genitale femminile esterno (quindi vulva, grandi e piccole labbra). Per gli urologi, la vaginoplastica è un intervento con cui vengono trasformati i genitali maschili in genitali femminili, ed è rivolto a persone transessuali che hanno la necessità di adeguare le proprie caratteristiche corporee al sesso psicologico.

Quanto costa la vaginoplastica?

Relativamente alla gender confirming surgery, la vaginoplastica in Italia non ha un costo obbligatorio, ed è a carico del sistema sanitario nazionale (seguendo l’iter delle liste d’attesa pubbliche). Se si sceglie di affrontare l’intervento privatamente, i costi si aggirano attorno ai 20.000 euro. Per quanto riguarda la vaginoplastica ricostruttiva eseguita dai chirurghi plastici, questa non è invece mutuabile in nessun caso e il suo costo è di circa 5.000-6.000 euro.

Quale specialista esegue la vaginoplastica?

L’intervento di vaginoplastica di confermazione dei tratti sessuali (cioè quella di trasformazione dei genitali maschili in genitali femminili) è eseguita da uno specialista urologo. Quello di revisione dell’apparato genitale esterno, da un chirurgo plastico.

Conclusioni

Come appare chiaro, la vaginoplastica è un intervento con molte sfaccettature e importanti conseguenze, quando si tratta di gender confirming surgery.

In Androteam ci occupiamo di chirurgia di genere, in particolare di chirurgia male to female tramite vaginoplastica peno-scrotale.

Io sono il dottor Massimiliano Timpano, specialista in urologia e perfezionato in Andrologia, dopo il conseguimento del Master universitario di II livello presso l’università degli studi di Torino, di cui oggi sono Docente. 

La mia esperienza nel campo della chirurgia di genere è iniziata nel 2005, anno in cui il prof. Dario Fontana costituì insieme al prof. Luigi Rolle, mio mentore, amico e collega in Androteam, il C.I.Di.Ge.M. – Centro Interdipartimentale per la Disforia di Genere Molinette a Torino. 

Da allora, la mia esperienza chirurgica si è arricchita di numerose esperienze formative all’estero, che mi hanno consentito l’apprendimento di tutte le tecniche chirurgiche che oggi utilizziamo routinariamente nella nostra attività: dal centro di Bangkok, insieme al prof. Tiewtranoon Preecha, al centro di Belgrado, con il prof. Miroslav Djordjevic e al centro di Londra, con il prof. David Ralph e il dott. Nimal Cristopher. 

Ad oggi, la nostra casistica può vantare più di 200 interventi di conversione dei caratteri genitali, non solo male to female, ma anche female to male e siamo in grado di gestire ogni tipo di evento avverso o di complicanza che possa insorgere in seguito a questi interventi.

È possibile contattarci per: 

oppure lasciare considerazioni e domande nei commenti qui sotto: risponderemo a tutti.

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