Metoidioplastica: cos’è, come si esegue e a cosa serve

La metoidioplastica è una procedura chirurgica di adeguamento genitale femmina-maschio, mirata alla creazione di un piccolo fallo partendo dal clitoride ipertrofico sotto terapia androgenica.

Si tratta di una delle tecniche principali nel percorso di affermazione di genere per persone con incongruenza di genere femmina-maschio (AFAB – Assigned Female At Birth), consentendo di ottenere un fallo di circa 5 cm, esteriorizzato, sensibile e idoneo alla minzione in posizione eretta tramite la contestuale uretroplastica.

Metoidioplastica - Copertina

Punti chiave

La metoidioplastica esteriorizza il clitoride reso ipertrofico dalla terapia androgenica e crea un piccolo fallo.

Viene completata con uretroplastica (creazione di un canale urinario per la minzione in piedi), chiusura della vagina e costruzione di uno scroto per l’inserimento di protesi testicolari.

Si ottiene generalmente un fallo di circa 5 cm, sensibile e con vagina chiusa con un solo intervento in due step chirurgici – allungamento del piatto uretrale mediante innesto di mucosa buccale e successiva uretroplastica con colpoclesi, chiusura della vagina e scrotoplastica .

Il limite principale della tecnica è l’assenza di penetrazione sessuale efficace.


Indicazioni principali

  • Persone AFAB che desiderano la mascolinizzazione genitale senza ricorso alla falloplastica maggiore.
  • Persone motivate ad ottenere la possibilità di urinare in piedi, mantenendo la sensibilità erogena e minimizzando i rischi chirurgici.

Modalità di esecuzione (descrizione tecnica)

  • Liberazione chirurgica del clitoride, reso ipertrofico da preparazione ormonale con testosterone.
  • Allungamento del piatto uretrale mediante innesto di mucosa buccale (I step)
  • Incisione e distensione del clitoride, rinforzo e modellamento dei tessuti per ricreare l’aspetto di un piccolo fallo.
  • Uretroplastica: costruzione di un nuovo canale urinario che consenta la minzione in posizione eretta.
  • Chiusura del canale vaginale e costruzione dello scroto, con eventuale inserimento di protesi testicolari.
  • Sutura estetica e funzionale, verifica della pervietà del nuovo canale uretrale.

Preparazione pre‑operatoria

  • Consulenza multidisciplinare (chirurgica, psicologica, endocrinologica).
  • Valutazione clinica, imaging pelvico, studio ormonale per ottimizzare la risposta ipertrofica del clitoride.
  • Approfondito consenso informato, preparazione psicologica all’intervento e alle sue limitazioni.

Anestesia

  • Intervento condotto prevalentemente in anestesia generale per massima sicurezza e comfort.

Decorso post‑operatorio e recupero

  • Degenza variabile tra 3 e 7 giorni.
  • Monitoraggio della guarigione delle ferite, verifiche sulla minzione e sull’integrità del microfallo e dello scroto.
  • Ripresa progressiva delle attività quotidiane in 2-4 settimane; astensione dall’attività genitale per almeno 2 mesi.

Rischi e complicanze possibili

Le complicanze principali sono legate alla gestione dell’uretra e avvengono in circa il 30% dei casi (stenosi, fistole uretrali).

Complicanze minori sono rappresentate da:

  • Deiscenza delle suture, infezioni locali, sanguinamento.
  • Necrosi parziale dei tessuti, perdita di sensibilità.
  • Insoddisfazione estetica o sensoriale; impossibilità di penetrazione sessuale, come da limite tecnico

Risultati attesi ed efficacia

  • Microfallo di circa 5 cm, sensibile, con capacità di minzione in piedi.
  • Estetica soddisfacente nella maggior parte dei pazienti candidati.
  • Preservata la sensibilità erotica clitoridea; miglioramento della qualità di vita.
  • Procedura reversibile solo parzialmente; possibilità di revisioni chirurgiche e ricostruzioni secondarie.

Alternative alla procedura

  • Falloplastica pubica con innesto libero o lembo microvascolare, per chi desidera un fallo di dimensioni maggiori e funzione penetrativa.
  • Neo-uretroplastica e scrotoplastica indipendenti.
  • Strategie non chirurgiche di affermazione di genere.

Domande frequenti

Quanto è lungo il neofallo dopo metoidioplastica?

Circa 5 cm nella maggior parte dei casi, variabile secondo risposta ormonale e anatomica.

La metoidioplastica consente i rapporti sessuali penetrativi?

No, la tecnica non consente l’attività sessuale penetrativa efficace, ma mantiene alta la sensibilità erotica clitoridea.

Quali sono le complicanze più frequenti?

Stenosi uretrale, fistole, infezioni locali e deiscenza delle suture; raramente necrosi tissutale o insoddisfazione estetica.

La minzione in piedi è sempre garantita dopo la metoidioplastica?

In gran parte dei casi la minzione in piedi è possibile; non si possono escludere però complicanze uretroplastiche che la rendano difficile.


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