La Malattia di La Peyronie: epidemiologia, sintomi, diagnosi e terapie

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La Malattia di La Peyronie è conosciuta anche con il nome di Induratio Penis Plastica (IPP).

È una malattia del pene che porta il nome da colui che per primo la descrisse nel 1743, ossia François Gigot de La Peyronie. Può essere definita come una fibrosi della struttura di rivestimento dei corpi cavernosi (cioè della tunica albuginea).

In questo articolo tratteremo la patologia in ogni suo aspetto:

  • storia 
  • sintomi
  • diagnosi
  • terapie mediche
  • terapie fisiche
  • terapie chirurgiche

Che cos’è la Malattia di La Peyronie

La Malattia di La Peyronie è una patologia che deforma il pene. Viene definita come una fibrosi della struttura di rivestimento dei corpi cavernosi, la tunica albuginea. Questa è una struttura teso elastica che avvolge la muscolatura dei corpi cavernosi del pene.  

L’IPP coinvolge la tunica albuginea procurando una fibrosi, e causandone una perdita di elasticità. Ne consegue che quando il pene eretto si allunga, questa membrana elastica, nel punto in cui è coinvolta dalla fibrosi, non può seguire l’estensione. In quel punto il pene si incurva.

IMPORTANTE – La Malattia di La Peyronie non è un tumore e non è un’infezione.

Infografica generale Malattia di La Peyronie

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Cenni storici

La malattia porta il nome da colui che per primo la descrisse nel 1743, ossia François Gigot de La Peyronie. Fu lui a codificarla, nonostante questa patologia deformante del pene fosse nota già in epoche molto precedenti.

La prima descrizione anatomica vera e propria venne effettuata dall’anatomista bolognese Giulio Cesare Aranzi nel 1587, quasi 200 anni prima della prima pubblicazione di François Gigot de La Peyronie.

A dir la verità, La Peyronie non aveva ancora capito molto di questa patologia, poiché la descriveva come:

“delle durezze che si formano nei corpi cavernosi indebolendo l’azione degli organi che espellono il seme. E per tale motivo sono causa di sterilità.”

Egli aveva colto il fatto che la malattia fosse piuttosto frequente, poiché scriveva che:

“questa condizione non è affatto rara tra gli uomini che si sono abbandonati troppo alla vivacità del loro temperamento”

..cogliendo un legame (poi ampiamente confutato) tra un’infezione sessualmente trasmessa e questa patologia.

François Gigot de La Peyronie aveva compreso ancor meno la terapia di questa malattia, giacché sosteneva che le acque di Barèges, che è una fonte termale francese,

“potessero essere con ogni probabilità il vero trattamento specifico di tali durezze”

A distanza di secoli da queste prime descrizioni, sono cambiate molte cose: la fisiopatologia è nota, sono tuttavia meno note le cause che provocano questa condizione. La conseguenza è che ad oggi  non esistono dei trattamenti eziologici, cioè che curino la causa della Malattia di La Peyronie.

Epidemiologia – Cause e fattori predisponenti

L’eziologia della Malattia di La Peyronie è ad oggi sconosciuta.

Esistono diverse ipotesi che tentano di spiegare come si verifica l’insorgenza di questa patologia:

  • ipotesi di tipo immunitario, in cui si sostiene che possa essere una patologia autoimmune, ovvero innescata dallo stesso sistema immunitario del paziente;
  • ipotesi ereditarie, in cui si prende in considerazione una sorta di predisposizione familiare o trasmissione genetica di generazione in generazione, sostenuta dall’evidenza che in alcune famiglie, in effetti, il coinvolgimento padre-figlio esiste.

Possono poi essere descritti alcuni fattori predisponenti all’insorgenza della malattia, individuando categorie che sono più a rischio di andare incontro a questa patologia:

  • i diabetici: la popolazione dei pazienti diabetici è notevolmente più a rischio, rispetto alla popolazione non diabetica, di avere una fibrosi del pene;
  • chi ha avuto un trauma del pene, un trauma coitale, un incidente che abbia causato la rottura della tunica albuginea, la cui guarigione avviene in modo così esuberante da formare una cicatrice ipertrofica più dura (e quindi molto meno elastica rispetto ai tessuti circostanti).
  • chi ha dei fattori genetici probabilmente predisponenti: ad esempio esiste una proteina presente sulla superficie delle cellule correlata con il sistema immunitario, nota come HLA B27, codificata da geni espressi sul cromosoma 6; questa proteina è maggiormente espressa nei pazienti con Malattia di La Peyronie.

Tuttavia tali informazioni aiutano molto poco nella gestione pratica della IPP, poiché rappresentano un fattore di rischio, non la certezza di avere la malattia e, inoltre, gli esiti di questa sono uguali rispetto a chi non ha tali predisposizioni, e così anche le difficoltà terapeutiche.

Associazione con altre fibrosi

La fibrosi del pene può poi essere associata ad altre fibrosi in zone del corpo diverse dal pene.

Molto spesso l’Induratio Penis Plastica si associa alla Malattia di Dupuytren, che è la fibrosi della fascia palmare (cioè la fascia che ricopre i muscoli della mano) di cui causa appunto delle deformità per retrazione cicatriziale. 

Oppure può essere associata alla cosiddetta Malattia di Ledderhose, cioè la cicatrizzazione anomala della fascia plantare, il cui esito è una deformazione della pianta dei piedi.

In altri casi può essere associata alla cosiddetta timpanosclerosi, cioè una cicatrizzazione anomala della membrana timpanica dell’orecchio. 

Chi ha una di queste malattie non per forza svilupperà l’altra: tuttavia esiste un certo rischio di averle in combinazione.

Diffusione della malattia

La Malattia di La Peyronie è una malattia molto frequente. 

Almeno 3 maschi su 100 sviluppano questa patologia nel corso della loro vita. È rara nella razza negra, pressoché assente nella razza orientale.

Se ne può quindi dedurre che esistano dei fattori di predisposizione genetica di popolazione, evidentemente.

La fascia maggiormente colpita è quella tra i 45 e i 60 anni, ma questo non vuol dire che i giovani ne siano immuni, così come gli anziani. 

Uno studio italiano dei primi anni 2000 ha evidenziato che nella fascia di età compresa tra i 50 e i 69 anni addirittura il 7% degli uomini italiani ne sarebbe coinvolto.

Infografica statistiche Malattia di La Peyronie

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Incidenza nei pazienti diabetici 

Questo dato sale addirittura al 25% circa se si considera il sottogruppo della popolazione diabetica. Come già evidenziato, il diabete è considerato un fattore predisponente: un diabetico su quattro, statisticamente, svilupperà nella sua vita di diabetico la Malattia di La Peyronie.

C’è, in particolare, una correlazione con il livello di compenso della glicemia. Nella maggior parte dei casi i soggetti con Malattia di La Peyronie mostrano un compenso glicemico poco controllato. Ciò vuol dire che se un uomo ha un diabete scompensato, è a maggior rischio di andare incontro alla Malattia di La Peyronie.

La spiegazione di tutto questo sta nel fatto che i soggetti diabetici presentano in molti organi, non solo a livello del pene, delle alterazioni della matrice extracellulare e dei depositi di collagene per attivazione di una sostanza che si chiama TGF Beta.

Il TGF Beta è una citochina infiammatoria, cioè una sostanza che predispone alla fibrosi, e fa sì che i diabetici abbiano una maggior predisposizione alle fibrosi in molti tessuti dell’organismo.

Sintomi

La triade sintomatologica tipica della Malattia di La Peyronie è: erezioni dolorose, incurvamento e / o l’accorciamento del pene, deficit erettile.

Nella maggior parte dei casi il sintomo di esordio è il dolore in fase di erezione.

Seguono poi altri due quadri clinici molto importanti. Quello fondamentale, che spaventa di più il paziente, è la deformazione del pene. Infine, generalmente in stadi più tardivi della malattia, si instaura un deficit erettile.

In sintesi:

1. Il dolore: un’erezione qualsiasi, provocata o non provocata, diventa dolorosa

2. La deformazione del pene: essa viene evidenziata in erezione, cioè quando il pene, per l’afflusso di sangue, tenta di estendersi

3. Il deficit erettile: legato sia ad un’alterazione dei meccanismi che mantengono il sangue all’interno del pene, sia a fattori psicologici (connessi alla problematica del pene curvo).

I tipi di curvatura del pene

Esistono due tipi di modificazioni morfologiche che possono evidenziarsi:

  • la più frequente è l’incurvamento: durante l’erezione il pene si piega e non mantiene più il suo asse dritto;
  • nei casi più evoluti e più gravi, ci può essere un progressivo accorciamento del pene: esso in erezione risulta dritto, ma la fibrosi è circonferenziale rispetto al volume della tunica albuginea per cui tutto il pene viene retratto anziché incurvato.

La disfunzione erettile

La disfunzione erettiva che avviene nella Malattia di La Peyronie è un cosiddetto deficit erettile di mantenimento: il pene diventa rigido ma si sgonfia durante il rapporto. In sostanza, non è più in grado di mantenere l’erezione, come se le valvole deputate a mantenere il sangue all’interno del pene in realtà sfiatassero.

Questa problematica viene definita tecnicamente disfunzione corporo-veno-occlusiva e dipende dal fatto che la tunica albuginea, che è la parte malata nella Induratio Penis Plastica, altera il meccanismo con cui, durante l’erezione, le vene vengono chiuse impedendo al sangue di uscire prima di aver completato l’atto sessuale.

Diagnosi

La Malattia di La Peyronie ha una diagnosi di tipo clinico.

In sostanza, non servono esami di laboratorio o radiologici specifici per dire che il paziente è affetto da Induratio Penis Plastica.

Una volta raccolta l’anamnesi, con il semplice esame obiettivo l’urologo / andrologo è in grado di valutare, tramite palpazione del pene, se i sintomi descritti siano da ascrivere alla Malattia di La Peyronie o meno. L’ecografia del pene, da eseguire in erezione, non potrà fare altro che confermare la diagnosi e aiutare nella stadiazione della malattia (caratteristiche, forma e dimensione della placca).

La visita del pene

La visita di un paziente con sospetta Malattia di La Peyronie si esegue con pene in stiramento.

Nel dettaglio, si esegue uno stretching del pene: prendendolo dal glande, esso viene stirato completamente, e l’asta controllata con le dita dal medico. In questo modo sarà possibile, per lo specialista, avere la percezione di zone di maggior indurimento del pene della presenza di placche.

La formazione di placche, e le dimensioni della placca stessa, non sono standard.

Esse possono essere singole o multiple. La fibrosi può essere diffusa, con una placca focale molto ben percepibile alla palpazione. Oppure, si possono presentare situazioni in cui non c’è una sola zona di fibrosi, ma tutta l’impalcatura portante del pene risulta fibrotica.

Immaginate il pene fatto come un binocolo: esso ha una struttura interna, mediana, che è l’impalcatura, definita setto intracavernoso. Molto spesso non si riscontra una placca fibrosa singola ma esiste, per l’appunto, una fibrosi settale diffusa.

Questa fibrosi settale ha la stessa capacità retraente di una placca singola, e quindi condiziona le stesse deformità in erezione.

Una volta che è stato clinicamente compreso che si tratta di un problema di Malattia di La Peyronie, l’andrologo può procedere con gli approfondimenti strumentali.

Le auto fotografie

La diagnosi della Malattia di La Peyronie si avvale anche delle cosiddette auto-fotografie del pene in erezione. È cioè possibile che si chieda al paziente di fornire delle immagini del suo pene in erezione nei tre assi: dall’alto, dal davanti e di lato.

In questo modo è possibile valutare tutti gli assi di curvatura che il pene può assumere.

In caso errori nelle posizioni dell’auto-fotografia, sarà comunque l’ecocolordoppler penieno dinamico a togliere i dubbi e ad oggettivare nel modo più chiaro il grado di curvatura del pene e la sua deformità.

L’ecocolordoppler penieno dinamico

L’ecocolordoppler penieno dinamico ha una parte ecografica e una fase doppler.

La parte ecografica dell’esame valuta la morfologia del pene, la struttura dei corpi cavernosi, dei vasi sanguigni, della tunica albuginea, e di conseguenza anche l’estensione, la posizione, la dimensione e le caratteristiche strutturali della placca.

In questo modo è possibile determinare se è una placca fibrosa o una placca calcifica, se è giovane o vecchia, dura o malleabile. Sono, queste, tutte caratteristiche che servono per la successiva gestione della terapia della Malattia di La Peyronie.

Nella fase doppler vengono analizzati i flussi sanguigni sia in condizioni basali, sia in erezione (cioè dopo aver somministrato la sostanza vasoattiva che manda il pene in erezione).

Il motivo per cui viene usato l’esame in erezione è verificare oggettivamente il grado di curvatura o l’accorciamento che il paziente ha comunicato in corso di anamnesi. È così possibile misurare il lato lungo e il lato corto del pene curvo, e avere poi tutti i dati che servono per l’eventuale pianificazione di un intervento chirurgico.

IMPORTANTE – L’ecocolordoppler penieno dinamico è un esame semplice in mani esperte: deve essere svolto da uno specialista andrologo-urologo. Non viene generalmente eseguito dai radiologi convenzionali: prima di tutto perché va iniettato un farmaco all’interno del pene per dare l’erezione, e in secondo luogo perché ci sono una serie di parametri che vanno valutati in previsione specifica di un intervento chirurgico.

Risonanza magnetica dinamica del pene

In rari casi si ricorre anche alla risonanza magnetica dinamica del pene. Ciò avviene nell’eventualità di presentazioni atipiche della Malattia di La Peyronie. Queste consistono in fibrosi molto rapide, o in lesioni focali interne, che possono talvolta mimare una patologia rara ma molto grave: il sarcoma del pene.

Si tratta di un tumore maligno del pene, molto aggressivo, che può avere la stessa presentazione della Malattia di La Peyronie: una placca sclerotica all’interno del pene. Tale patologia però, per caratteristiche di insorgenza e di rapidità di sviluppo, è sostanzialmente diversa dall’IPP.

La diagnosi in sintesi

La diagnosi della Malattia di La Peyronie è una diagnosi di tipo clinico. Essa si snoda in queste fasi principali:

  • racconto del paziente
  • esame obiettivo
  • eventuale auto-fotografia
  • conferma con ecodoppler penieno dinamico.

La terapia

Il trattamento della Malattia di La Peyronie può essere genericamente diviso in una terapia di tipo farmacologico, una terapia di tipo fisico, e una terapia chirurgica.

Nessuna terapia può essere considerata ad oggi risolutiva della Induratio Penis Plastica. La ragione è che, non conoscendo l’origine, non è possibile instaurare una terapia eziologica per rimuovere la causa e ripristinare le condizioni precedenti del pene.

Infografica sintomi e terapia Malattia di La Peyronie

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Gli obiettivi del trattamento della malattia

L’obiettivo della terapia è sostanzialmente dipendente dal sintomo principale nel momento dell’osservazione clinica.

In generale, utilizziamo delle terapie cosiddette sintomatiche. Possiamo, cioè, stabilizzare la curvatura, rallentare o bloccare l’evoluzione della malattia, togliere il dolore utilizzando dei farmaci, o arrivare alla sala operatoria per il completo raddrizzamento del pene.

Il controllo del dolore è un tema abbastanza dibattuto dal punto di vista scientifico poiché esistono molti casi in cui questo viene ad esaurirsi spontaneamente nel giro di qualche settimana. Ciò decreterebbe la differenza tra fase acuta e fase stabilizzata di malattia.

In sostanza, il dolore sarebbe la spia della fase metabolicamente attiva, cioè quella in cui la fibrosi si crea, e la deformità del pene viene ad essere accelerata, rispetto alla fase di stabilizzazione dove il dolore è assente e i fattori metabolici che attivano la fibrosi sono in stato di quiescenza.

Terapia farmacologica

La fase in cui è presente il dolore viene gestita attraverso una terapia con gli antiossidanti e la vitamina E.

Si tratta di utilizzare dei farmaci orali che aiutino, senza particolari effetti collaterali, a risolvere il dolore nel giro di qualche giorno o qualche settimana.

La terapia maggiormente utilizzata è, appunto, quella con antiossidanti e vitamina E, con il dosaggio di 400 milligrammi al giorno, a cicli di mesi.

pastiglie di vitamina E

IN ANDROTEAM – Noi generalmente utilizziamo una dose d’attacco di 400 milligrammi di vitamina E, oppure l’astaxantina (un antiossidante), oppure ancora la tradamixina (un composto antifibrotico) per i primi tre mesi di malattia, e poi un ciclo di mantenimento a mesi alterni.

Questa terapia medica può anche essere somministrata in associazione più o meno completa con altre sostanze che abbiano sempre uno scopo antinfiammatorio, antiossidante, anti proliferativo (come ad esempio il propoli) o insieme ad una terapia fisica.

Terapia fisica

La terapia fisica consiste nell’utilizzo di sostanze che possono essere iniettate all’interno della placca.

Storicamente i farmaci maggiormente utilizzati per via iniettiva all’interno del pene sono stati il cortisone e il Verapamil.

Il cortisone

Nella nostra pratica clinica il cortisone non è più utilizzato per la cura della Malattia di La Peyronie, perché ci sono molti studi che hanno evidenziato addirittura un effetto paradosso profibrotico di questa sostanza. 

Il Verapamil

Un altro farmaco storico che sta perdendo via via la sua dignità nella terapia della Malattia di La Peyronie è il Verapamil, che è una sostanza appartenente alla categoria degli anti ipertensivi di tipo calcio-antagonista.

Il Verapamil nel tempo ha mostrato un ruolo cosiddetto antiproliferativo, cioè una capacità di bloccare le cellule (fibroblasti) che componevano la matrice della placca responsabile della deformità peniena. Il Verapamil ha dunque la capacità di ridurre l’apposizione di collagene e di tessuto fibroso nella placca di La Peyronie.

Iniettato con un protocollo di una iniezione ogni 15 giorni per un totale di 12 volte (quindi per un periodo di 6 mesi) ha dimostrato un notevole effetto antidolorifico in tempi ragionevolmente brevi.

Tuttavia il Verapamil non ha mai espresso una chiarissima efficacia nel raddrizzamento del pene. Quindi ciò che noi potevamo aspettarci dall’utilizzo di questo farmaco era un’azione cosiddetta di stabilizzazione della malattia, volta a evitare la progressione verso un peggioramento dell’incurvamento.

Il Verapamil ha conosciuto una riduzione delle indicazioni negli ultimi anni a causa dell’ingresso in commercio dell’unico farmaco che ha avuto l’indicazione per la somministrazione intra placca nella Malattia di La Peyronie: la collagenasi (con il nome commerciale di Xiapex).

Lo Xiapex

Lo Xiapex è una collagenasi, cioè è una sostanza che contiene un enzima in grado di rompere i legami della matrice di collagene che forma la placca della Malattia di La Peyronie.

Si tratta di un farmaco che viene utilizzato per via iniettiva: viene iniettato direttamente all’interno della placca per rompere i suoi legami.

Dal momento che il principio fisiopatologico su cui si fonda è quello di rompere la struttura portante della placca che deforma il pene, le possibilità di raddrizzamento della curvatura sono molto alte.

NOTA – Questo farmaco è giunto nel mercato europeo pochi anni fa. Androteam è stato il primo insieme al gruppo di Firenze ad utilizzare questa nuova molecola con risultati molto significativi.

In estrema sintesi, il trattamento con collagenasi agisce in funzione della rottura della placca.

Purtroppo, per ragioni esclusivamente commerciali, il produttore americano di questa molecola non distribuisce più dal 2019 il farmaco in Europa. Non avendo più la possibilità di utilizzare lo Xiapex nella gestione non chirurgica della Malattia di La Peyronie, si sono dovute trovare strade sostitutive.

Oggi, in Androteam, proponiamo ai nostri pazienti due tipi alternativi di infiltrazioni: una è l’acido ialuronico, e l’altra sono i fattori di crescita piastrinici.

L’acido ialuronico

L’acido ialuronico è una sostanza che viene utilizzata già in molti altri ambiti della medicina (ad esempio dagli ortopedici e dai chirurghi maxillo-facciali) per il suo potere antinfiammatorio e di rigenerazione del tessuto fibroso.

Come la collagenasi, anche l’acido ialuronico viene iniettato nella placca, in modo da creare un’azione di rimodellamento di questo tessuto fibroso.

Il protocollo che utilizziamo in questo momento è di una iniezione ogni 15 giorni per 6 iniezioni complessive, basandoci sugli studi di qualche anno fa di diversi gruppi scientifici italiani (ad esempio il gruppo del dottor Zucchi di Perugia che è stato un antesignano di questa terapia). 

Sfruttando le innovazioni farmacologiche, abbiamo scelto di utilizzare una miscela di acido ialuronico ad alto peso e basso peso molecolare, che favorisce l’iniettabilità e consente una migliore penetrazione all’interno delle placche di Induratio Penis Plastica.

I risultati di queste nostre prime esperienze sono incoraggianti.

Molti pazienti trattati finora sono soddisfatti sia per la riduzione del dolore che il ciclo di infiltrazione causa, sia, soprattutto, per una riduzione della curvatura che sembra molto promettente. Questo trattamento viene associato alla cosiddetta ginnastica di modeling, cioè ad una ad una contro-trazione manuale della placca (esattamente come si faceva per lo Xiapex, con le infiltrazioni di collagenasi).

I fattori di crescita piastrinici

La seconda alternativa che stiamo utilizzando è la somministrazione dei fattori di crescita piastrinici.

I fattori di crescita piastrinici sono delle sostanze prelevate dallo stesso paziente: attraverso un prelievo venoso mettiamo il sangue in una centrifuga che isola la componente ematica che contiene piastrine.

Le piastrine hanno al loro interno dei granuli di fattori di crescita, che sono in grado, quando iniettati in un sito biologico specifico, di iniziare un fenomeno di rigenerazione dei tessuti.

Il presupposto fisiopatologico con cui noi utilizziamo questa terapia si basa sul fatto che questi fattori di crescita sono in grado di modificare la struttura patologica dei tessuti.

Inoltre, in quanto materiale autologo, tali sostanze non hanno possibilità di dare allergie, né di causare effetti collaterali.

Generalmente, con 3 iniezioni a distanza di un mese circa una dall’altra, noi osserviamo una riduzione della fibrosi del pene e un aumento dell’elasticità dei tessuti, con assenza di effetti collaterali e con l’unico disagio costituito dal dover sopportare la puntura di iniezione della sostanza.

Ionoforesi

La ionoforesi è una modalità di somministrazione dei farmaci che utilizza la corrente elettrica. La procedura avviene attraverso l’impiego di spugnette imbevute di farmaci che, grazie alla corrente che modifica la permeabilità dei tessuti, vengono assorbiti progressivamente all’interno dei tessuti.

Terapie topiche

La terapia topica è una terapia locale mediante una crema, che ha l’obiettivo di far assorbire il farmaco dal pene in modo assolutamente non invasivo. Queste terapie vengono proposte in alcune parti del mondo (ad esempio è stata spesso utilizzata la crema di Verapamil in passato). 

NOTA – Il gruppo Androteam non è incline né all’utilizzo della ionoforesi per curare la Malattia di La Peyronie, né all’uso di prodotti topici.

Onde d’urto

Le onde d’urto vengono normalmente utilizzate come terapia del deficit erettile per il loro effetto neo-angiogenetico, cioè di rigenerazione dei vasi sanguigni.

Nell’ambito della Malattia di La Peyronie esse hanno un’indicazione molto specifica relativamente alla gestione del dolore, che sono in grado di ridurre in breve tempo.

Di contro, le onde d’urto non vengono utilizzate come trattamento di raddrizzamento della curvatura, perché nonostante esistano degli studi di istologia che hanno fatto vedere una riduzione della densità delle cellule della fibrosi all’interno della placca, tuttavia questo effetto non si concretizza realmente in una riduzione della curvatura del pene.

Terapie chirurgiche della Malattia di La Peyronie

Quando la terapia medica – associata alla terapia infiltrativa – non dà l’effetto di riduzione della curvatura sperato, la soluzione è l’intervento chirurgico.

Con un obiettivo ben preciso: ripristinare la capacità del paziente di avere un’attività sessuale di tipo penetrativo.

Noi proponiamo la correzione chirurgica della curvatura non responsiva ad una terapia medica nel momento in cui il paziente non è più in grado di avere un’attività sessuale penetrativa.

Al contrario, non vi è una indicazione all’intervento se la curvatura non è tale da inficiare la penetrazione. Fa eccezione il caso in cui il paziente, per un motivo prettamente emotivo, psicologico o estetico, chieda di ripristinare il corretto asse del suo pene.

Che tipi di interventi chirurgici ci sono?

In primo luogo, va detto che non esiste ‘l’intervento per la Malattia di La Peyronie’, cioè non esiste una sola tecnica che mette a posto il pene curvo e lo riporta allo stato originario.

Esistono diversi interventi per le curvature da Induratio Penis Plastica, e ognuno di questi presenta dei vantaggi e degli svantaggi, che vanno analizzati e soppesati alla luce della situazione individuale del paziente, e dei conseguenti rischi e benefici che ne trarrà.

Dal punto di vista generale, gli interventi per il raddrizzamento del pene vengono classificati in corporoplastiche in accorciamento o corporoplastiche in allungamento.

Video sulla terapia chirurgica della Malattia di La Peyronie

Corporoplastica in accorciamento

Se ipotizziamo il pene curvo, abbiamo un lato convesso più lungo e una lato concavo più corto. Le corporoplastiche in accorciamento sono quelle che agiscono sul versante convesso del pene.

Esse hanno l’obiettivo di portare in asse il pene accorciando il lato lungo.

La corporoplastica in accorciamento tipica è la cosiddetta plastica secondo Nesbit, modificata dal nostro gruppo con una variante – pubblicata in letteratura – che garantisce sostanzialmente il ripristino dell’asse del pene al 100%.

Questa tecnica riporta il pene in asse a prezzo di un accorciamento, che può essere calcolato in 1 centimetro ogni 30 gradi di curvatura. Ad esempio, il paziente con un pene curvo di 60 gradi può aspettarsi un accorciamento complessivo di 2 centimetri circa. 

Quali sono i vantaggi della corporoplastica in accorciamento?

I due principali sono che non dà nessun effetto sulla sensibilità del pene e che, parimenti, non inficia la capacità di erezione del pene.

Questo intervento chirurgico viene riservato a pazienti che:

  • hanno una lunghezza di partenza del pene adeguata, cioè tale da non subire troppo la perdita di 1-2 centimetri, 
  • hanno un’erezione conservata,
  • non hanno nessun problema di sensibilità del pene.

Svolgimento dell’intervento e decorso post-operatorio

È un intervento che può essere eseguito in anestesia locale, cioè addormentando solo il pene, in regime di day hospital, con una ripresa delle normali attività quotidiane molto rapida, nel giro di qualche giorno.

Per 6 settimane non bisogna avere rapporti sessuali.

Le complicanze sono legate alla possibilità di ematoma che può generarsi: è tuttavia un problema risolvibile in tempi molto rapidi, con un po’ di ghiaccio e senza altre grosse precauzioni. 

La corporoplastica in accorciamento può anche dare una ipoestesia transitoria, cioè una riduzione della sensibilità per qualche settimana dopo l’intervento, proprio in seguito al trauma chirurgico a cui il pene viene sottoposto. Le probabilità di deficit erettile in seguito all’intervento sono prossime allo zero.

In definitiva, l’effetto collaterale maggiore, come già detto, è l’accorciamento che inevitabilmente viene causato: un accorciamento tanto maggiore quanto maggiore è la curvatura di partenza.

Corporoplastica in allungamento

Le corporoplastiche in allungamento sono quelle che agiscono sul lato concavo del pene.

Esse hanno l’obiettivo di portare in asse il pene allungando il lato corto.

Nei pazienti che non sono disposti a subire un accorciamento del pene, la scelta ricade sulle corporoplastiche in allungamento, cioè l’intervento di incisione del lato concavo. Questo permette di distendere il pene, causando, più che un vero e proprio allungamento, un ripristino della lunghezza iniziale del pene.

La procedura provocherà una perdita di sostanza legata alla distensione dei tessuti, che viene ripristinata con dei tessuti biologicamente compatibili: pericardio bovino, collagene, sottomucosa di intestino di maiale, surrogati emostatici.

In breve, ci sono una serie di sostanze che possono venire utilizzate a questo scopo, nessuna delle quali è però in grado di sostituire al 100% le caratteristiche biostrutturali della albuginea.

Questo è il motivo per cui la corporoplastica in allungamento è gravata da complicanze anche gravi.

Si calcola che, ad un anno da questo intervento, la metà dei pazienti possa sviluppare un deficit erettile e possa subire una recidiva dell’incurvamento, cioè una nuova curvatura proprio là dove viene utilizzato il patch sostitutivo della perdita di sostanza.

Ricapitolando: questo intervento raddrizza il pene molto bene, ma ha un rischio – ad un anno circa dall’intervento – di essere completamente inutile o perché insorge un deficit erettile o perché viene a causarsi un nuovo incurvamento.

Per questi due motivi, la cosiddetta chirurgia di placca non è la prima opzione consigliata.

Questo intervento chirurgico viene riservato a pazienti che:

  • non hanno fattori di rischio per l’impotenza,
  • hanno una situazione erettile preoperatoria assolutamente normale, 
  • preferibilmente sono in giovane età

Svolgimento dell’intervento e decorso post-operatorio

Con i rischi evidenziati, è fondamentale, la riabilitazione postoperatoria.

Dopo l’intervento di chirurgia di placca, per ridurre il più possibile i tassi di impotenza e di recidive dell’incurvamento, lo specialista è chiamato ad impostare dei protocolli di riabilitazione.

La riabilitazione farmacologica ha l’obiettivo di favorire l’apporto di sangue, per facilitare l’attecchimento del patch che viene utilizzato, e per ridurre, le complicanze a distanza. Si fa uso degli stessi farmaci vasodilatatori deputati alla gestione dell’impotenza.

In Androteam preferiamo utilizzare farmaci a lunga emivita, come il Tadalafil, che hanno un’azione 24 ore su 24 se presi quotidianamente, per favorire un maggiore ingresso di sangue all’interno dei corpi cavernosi.

A ciò viene associata la riabilitazione tramite ginnastica di stretching con il vacuum device.

Il vacuum device è un cilindro di plastica, all’interno del quale viene inserito il pene. Una pompa esterna crea il vuoto in modo da stretchare, allungare, e richiamare alla trazione i tessuti sottoposti ad intervento. Si tratta, a tutti gli effetti, di una ginnastica che viene fatta per evitare che i tessuti subiscano una retrazione.

Con questi protocolli di riabilitazione si riducono la probabilità di impotenza e di recidiva dell’incurvamento, senza però poterle riportare a zero.

In conclusione, la corporoplastica in allungamento è un intervento che noi sconsigliamo dal punto di vista chirurgico perché espone il paziente ad un rischio troppo elevato.

La protesi del pene per la Malattia di La Peyronie

Laddove il paziente presenti un’impotenza associata all’incurvamento, cioè laddove il paziente non riesca ad ottenere la penetrazione perché il pene non diventa più rigido a causa della Malattia di La Peyronie, l’indicazione chirurgica è paradossalmente più semplice.

Infatti, l’unico modo che noi abbiamo di ripristinare la potenza erettile e la morfologia del pene è l’intervento di impianto protesico.

L’impianto di protesi del pene è un intervento durante il quale vengono inseriti due cilindri di silicone all’interno dei corpi cavernosi e contestualmente vengono realizzate delle manovre per il ripristino dell’asse del pene.

Quindi, con un unico intervento, più invasivo rispetto agli altri descritti, siamo in grado di risolvere contestualmente sia il problema relativo all’incurvamento che il problema relativo all’impotenza.

L’intervento di impianto protesico contestuale al raddrizzamento è un intervento che dura mediamente dalle 2 alle 3 ore, a seconda del punto di partenza del paziente, e a seconda del modello di protesi che si sceglie.

Si possono utilizzare protesi gonfiabili oppure protesi non gonfiabili.

In entrambi i casi il paziente per sei settimane non deve avere attività sessuale e deve essere sottoposto a visite di controllo seriate, poiché questo intervento lo espone al rischio fondamentale della chirurgia protesica: l’infezione. 

Il rischio di infezione di una protesi è oggi calcolato in circa 1 su 1000, grazie ai protocolli di terapia antibiotica che vengono utilizzati, e grazie agli avanzamenti tecnologici di questa tecnica.

Le percentuali di soddisfazione della chirurgia protesica associata al raddrizzamento è molto alta, proprio per il fatto che, a fronte di un intervento invasivo, vengono ripristinate la morfologia e la potenza erettile del pene in modo completo.

La degenza per questo tipo di intervento è di 2-3 giorni circa, la convalescenza a casa nell’ordine delle 2 settimane, la ripresa delle normali attività quotidiane avviene rapidamente, e, come detto, l’attività sessuale è praticabile dopo 6 settimane circa.

Allungamento del pene con tecnica a slitta

Esiste ancora una categoria di interventi che noi utilizziamo quando concomitano una impotenza e un eccessivo accorciamento del pene. 

Il nostro gruppo ha codificato e pubblicato sulla letteratura internazionale un tipo di intervento ribattezzato a slitta per il fatto che, con delle incisioni particolari lungo la superficie del pene, otteniamo due segmenti che slittano l’uno sull’altro in modo da ottenere un reale allungamento della porzione libera del pene.

Questo è un intervento decisamente più invasivo rispetto a tutti gli altri presentati, dura 3 ore circa, e consente di recuperare fino a 4 centimetri di lunghezza di un pene precedentemente accorciato dalla Malattia di La Peyronie.

È obbligatorio inserire una protesi del pene all’interno dei corpi cavernosi, proprio perché l’invasività di questa tecnica è tale da condizionare una eventuale impotenza successiva.

Infografica terapia chirurgica Malattia di La Peyronie

Graphic by L. Filippa & M. Lana

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Domande frequenti

Che cos'è la Malattia di La Peyronie?

La Malattia di La Peyronie è una patologia che deforma il pene. Viene definita come una fibrosi della struttura di rivestimento dei corpi cavernosi. Quando il pene va in erezione e si allunga, questa membrana elastica (tunica albuginea), nel punto in cui è coinvolta dalla fibrosi, non può seguire l’estensione e quindi in quel punto il pene si incurva.

Come si cura la Malattia di La Peyronie?

La malattia di La Peyronie, in base alla situazione specifica del singolo paziente, può essere trattata con terapie farmacologiche, terapie fisiche e trattamento chirurgico. Gli obiettivi della terapia sono il contenimento del dolore, la risoluzione della curvatura del pene, e il ripristino della potenza erettile (in caso di disfunzione).

Quanto dura la Malattia di Peyronie?

La Malattia di La Peyronie è definita cronica evolutiva, cioè se non curata tende a peggiorare nel tempo. Generalmente, evolve a poussées evolutive, alternando momenti di quiescenza a momenti di attività clinica, in cui il quadro locale può mutare in termini di deformità o in termini di erezione.

Come capire se si ha la Malattia di La Peyronie?

La triade sintomatologica tipica della Malattia di La Peyronie è: 1) il dolore al pene in erezione, 2) l’incurvamento del pene, 3) il deficit erettile. Nella maggior parte dei casi il sintomo di esordio è il dolore in erezione.

Quale è la causa della Malattia di la Peyronie?

La causa della Malattia di La Peyronie è sconosciuta, ma si avanzano ipotesi di tipo immunitario o ereditario. Tra i fattori predisponenti all’insorgere della malattia ci sono: il diabete, i traumi al pene, alcuni fattori genetici.

Conclusioni

La Malattia di La Peyronie o Induratio Penis plastica è una condizione che affligge un numero significativo di uomini nel corso della loro vita.

Porta con sé importanti implicazioni psicologiche in seguito alla curvatura peniena indotta. È però fondamentale vincere le remore e sottoporre tempestivamente il problema ad uno specialista. Quanto più immediato e precoce sarà l’inizio del trattamento, infatti, tanto maggiori saranno le possibilità di arrestare lo sviluppo della malattia.

In Androteam ci dedichiamo alla salute sessuale a 360 gradi, e forniamo un approccio specialistico alla Malattia di La Peyronie, sia dal punto di vista delle terapie farmacologiche, che di quelle fisiche, che di quelle chirurgiche.

È possibile contattarci per:

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oppure lasciare considerazioni e domande sulla Induratio Penis Plastica nei commenti qui sotto: risponderemo a tutti.

Bibliografia

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Collagenase clostridium histolyticum for the treatment of Peyronie’s disease: a prospective Italian multicentric study – Falcone Marco, Timpano Massimiliano et al. – Andrology. 2018 Jul;6(4):564-567. doi: 10.1111/andr.12497.

The Nesbit operation for penile curvature: an easy and effective technical modification – Rolle Luigi, Tamagnone Andrea, Timpano Massimiliano et al. – J Urol. 2005 Jan;173(1):171-3; discussion 173-4.

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A Comparative Study Between 2 Different Grafts Used as Patches After Plaque Incision and Inflatable Penile Prosthesis Implantation for End-Stage Peyronie’s Disease – Falcone Marco, Preto Mirko, Timpano Massimiliano, Rolle Luigi et al. – J Sex Med. 2018 Jun;15(6):848-852. doi: 10.1016/j.jsxm.2018.04.632.

A new, innovative, lengthening surgical procedure for Peyronie’s disease by penile prosthesis implantation with double dorsal-ventral patch graft: the “sliding technique” – Rolle Luigi, Timpano Massimiliano, Falcone Marco et al – J Sex Med. 2012 Sep;9(9):2389-95. doi: 10.1111/j.1743-6109.2012.02675.x


Dottor Massimiliano Timpano urologo andrologo

Dr Massimiliano Timpano

Urologo e Andrologo

Specialista in Urologia e perfezionato in Andrologia con il conseguimento del Master universitario di II livello presso l’Università degli Studi di Torino, di cui oggi è Docente


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