Testosterone e tumori ginecologici: nessun aumento rischio

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Una nuova ricerca internazionale rassicura: l’uso di testosterone non aumenta il rischio di tumori ginecologici nei primi cinque anni di terapia.

Un ampio studio condotto dall’Amsterdam UMC, pubblicato sulla rivista eClinicalMedicine, ha esaminato la sicurezza del trattamento ormonale nei soggetti transmascolini e nelle persone gender-diverse, fornendo dati solidi su un tema di crescente rilevanza per la salute pubblica.



Testosterone e tumori ginecologici - Copertina

Nessun aumento di rischio nei primi anni di terapia

Lo studio, che rappresenta una delle più vaste analisi mai realizzate sull’argomento, ha seguito per diversi anni persone che assumono testosterone come parte della terapia ormonale di affermazione di genere. 

I risultati sono chiari: nei primi cinque anni di trattamento non si osserva un incremento dell’incidenza di tumori ginecologici rispetto alla popolazione generale. 

Questa evidenza scientifica contribuisce a dissipare i timori che spesso accompagnano l’inizio della terapia ormonale, sia tra i pazienti sia tra i professionisti sanitari.

Il contesto scientifico: dati ancora controversi

La relazione tra testosterone e rischio oncologico negli organi riproduttivi femminili è stata oggetto di numerosi studi, ma i risultati sono rimasti a lungo inconcludenti. 

Alcune ricerche genetiche suggeriscono un possibile ruolo protettivo del testosterone contro alcuni tumori ginecologici, come quello ovarico, mentre altre ipotizzano un lieve aumento del rischio per patologie come il carcinoma endometriale, senza però raggiungere un consenso definitivo. 

Nel caso specifico delle persone transmascoline, la letteratura scientifica ha finora riportato solo casi isolati di neoplasie, sottolineando la necessità di indagini su larga scala.

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Implicazioni per la pratica clinica

I dati dello studio dell’Amsterdam UMC offrono un importante supporto alle linee guida cliniche, suggerendo che la terapia con testosterone può essere prescritta con maggiore serenità nei primi anni, senza aumentare il rischio oncologico a breve termine. 

Tuttavia, gli autori sottolineano la necessità di mantenere un follow-up regolare e di proseguire la ricerca sugli effetti a lungo termine, soprattutto oltre i cinque anni di trattamento.

Perché ci interessa

Questa ricerca segna un passo avanti per l’accesso sicuro alle terapie ormonali di affermazione di genere, riducendo lo stigma e le paure infondate. 

I risultati rafforzano la fiducia nella medicina basata sulle evidenze per una popolazione ancora spesso marginalizzata. La ricerca apre inoltre nuovi scenari per la prevenzione e la personalizzazione delle cure in ambito endocrinologico ed oncologico.

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