Priapismo – Cosa fare? Quanto è grave? (Guida pratica)

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Il priapismo, una grave patologia del pene, deve il suo nome al dio greco Priapo. 

Priapo è il figlio nato dall’amore illegittimo tra Zeus e Afrodite che Era, moglie di Zeus, maledisse con un incantesimo con cui lo rese impotente, a dispetto dei suoi genitali enormi.

Questa condizione medica è caratterizzata da un’erezione prolungata e patologica, che persiste per oltre tre-quattro ore e si manifesta indipendentemente da stimoli sessuali. 

La sua tempestiva diagnosi e trattamento sono cruciali per evitare conseguenze gravi, come la disfunzione erettile permanente.


Punti chiave 

Il priapismo ad alto flusso, meno grave, è trattabile con accesso arteriografico seguito da embolizzazione.

Il priapismo da stasi, più grave, causa congestione venosa e richiede un trattamento urgente.

Entrambe le forme possono portare a impotenza e necessitare di protesi peniena, specialmente dopo fibrosi.

Caratteristiche del Priapismo

Il priapismo è definito da un’erezione prolungata che persiste oltre l’arco temporale di tre-quattro ore, manifestandosi in modo indipendente da qualsiasi stimolo sessuale. 

Questa anomalia erettile si caratterizza per la sua persistenza anche dopo l’eiaculazione, un aspetto che la distingue dalle normali risposte fisiologiche sessuali.

La natura patologica del priapismo si riflette nella sua incapacità di regredire autonomamente, situazione che può portare a gravi conseguenze se non affrontata con tempestività. 

La durata prolungata di un’erezione non solo è fonte di disagio e dolore per il paziente, ma costituisce anche un segnale di allarme per possibili danni a lungo termine ai tessuti del pene.

In assenza di un trattamento adeguato, questa condizione può evolvere verso la fibrosi dei corpi cavernosi, con conseguente perdita della funzionalità erettile e un elevato rischio di impotenza permanente.

Il priapismo richiede quindi un’attenzione immediata e specifica, poiché la sua gestione non è soltanto un imperativo per alleviare il disagio acuto del paziente, ma anche un passo cruciale per prevenire danni irreversibili. 

Il priapismo può essere suddiviso in due tipologie.

Priapismo ad Alto Flusso

Il priapismo ad alto flusso, una delle principali categorie della patologia, è comunemente scatenato da un evento traumatico che colpisce direttamente i genitali. 

Esempi tipici di tali traumi includono incidenti come urti durante la guida di una bicicletta o impatti diretti all’area genitale. Questa forma di priapismo si distingue per la sua natura meno critica rispetto al priapismo da stasi, ma non per questo è meno rilevante dal punto di vista clinico.

La patogenesi del priapismo ad alto flusso è intrinsecamente legata alla rottura dell’arteria cavernosa, il principale canale attraverso cui il sangue arterioso viene veicolato al pene. 

Questo danno vascolare porta a un afflusso continuo di sangue nei corpi cavernosi, causando così uno stato di erezione prolungata e quasi completa. Contrariamente ad altre forme di priapismo, il pene in questa condizione è irrorato da sangue ricco di ossigeno, il che può ridurre il rischio immediato di danni tissutali gravi.

Nonostante la minore gravità, il priapismo ad alto flusso non deve essere sottovalutato, poiché può portare a complicazioni a lungo termine se non trattato correttamente. La persistenza di questa condizione può infatti influire sulla funzionalità erettile futura, rendendo fondamentale un intervento tempestivo e mirato.

Trattamento del Priapismo ad Alto Flusso

Il trattamento primario per il priapismo ad alto flusso coinvolge tecniche di radiologia vascolare.

La procedura prevede l’accesso arteriografico al vaso danneggiato, seguito da un’embolizzazione. Quest’ultima consiste nel chiudere selettivamente il vaso lesionato utilizzando materiali specifici, come spirali di metallo, per fermare l’afflusso anormale di sangue. 

Tale intervento mira a ripristinare il normale flusso arterioso e prevenire ulteriori episodi di erezione non controllata. 

La gestione di questa forma di priapismo si focalizza sull’evitare la progressione verso condizioni più gravi e sull’assicurare che la funzionalità erettile sia preservata il più possibile.

Priapismo da Stasi

Il priapismo da stasi, noto anche come priapismo di tipo venoso, rappresenta una condizione medica particolarmente seria. 

Questa casistica si verifica quando il sangue affluisce al pene ma non riesce a defluire correttamente, causando una significativa congestione nei corpi cavernosi. Tale stagnazione del flusso sanguigno si traduce in un aumento della pressione all’interno dei corpi cavernosi, mantenendo il pene in uno stato di erezione prolungata e spesso dolorosa.

La gravità del priapismo da stasi deriva dalla natura del sangue intrappolato nei corpi cavernosi: essendo povero di ossigeno, questo sangue non è in grado di nutrire adeguatamente il tessuto erettile. 

Di conseguenza, se non trattata tempestivamente, questa condizione può portare rapidamente alla fibrosi, un processo patologico in cui il tessuto muscolare elastico del pene viene sostituito da fibre più rigide e sclerotiche.

Tale trasformazione comporta una compromissione irreversibile della funzionalità erettile.

Trattamento del Priapismo da Stasi

A causa della sua natura grave e del dolore spesso intenso che comporta, il priapismo da stasi richiede un intervento medico urgente e immediato. L’obiettivo principale del trattamento è ridurre la congestione venosa e ripristinare un normale flusso sanguigno nel pene.

Le opzioni terapeutiche per questa forma di priapismo includono principalmente lo svuotamento del sangue congestionato dai corpi cavernosi.

Ciò viene realizzato attraverso una procedura invasiva che prevede la puntura diretta dei corpi cavernosi. Possono essere iniettate anche sostanze vasocostrittrici, che aiutano a ridurre l’afflusso di sangue e facilitano il deflusso del sangue stagnante.

In alcuni casi, può essere necessario l’impiego di shunt chirurgici.

Questi shunt creano una nuova via per il deflusso del sangue, alleviando così la congestione e riducendo il rischio di danni permanenti ai tessuti del pene. Il ricorso a questa opzione chirurgica è valutato in base alla gravità del caso e alla risposta del paziente alle terapie meno invasive.

La gestione tempestiva del priapismo da stasi è cruciale per evitare complicazioni a lungo termine come la fibrosi e l’impotenza. Pertanto, l’identificazione precoce dei sintomi e la ricerca immediata di assistenza medica sono essenziali per garantire un esito positivo e preservare la salute sessuale del paziente.

Diagnosi e Identificazione

La diagnosi accurata del priapismo è la chiave per determinare il corretto approccio terapeutico. 

I segni distintivi di questa patologia includono un’erezione persistente, sproporzionata rispetto o totalmente indipendente da stimoli sessuali, con una durata che supera le tre-quattro ore. Questa prolungata erezione, anomala sia nella sua durata che nella sua eziologia, costituisce il principale indicatore diagnostico del priapismo.

La diagnosi inizia con un’attenta valutazione della storia clinica del paziente. 

Il medico raccoglie informazioni dettagliate sulle circostanze che hanno portato all’erezione prolungata, compresa l’assenza o la presenza di stimolazione sessuale, eventuali traumi recenti, l’uso di farmaci e la presenza di condizioni mediche preesistenti che potrebbero contribuire alla condizione.

Un esame fisico dettagliato è altrettanto essenziale. 

Durante l’esame, il medico valuta le caratteristiche dell’erezione, compresa la rigidità del pene e la presenza o assenza di dolore. Questo esame può fornire indizi importanti per differenziare tra il priapismo ad alto flusso e quello da stasi: il priapismo ad alto flusso tende a essere meno doloroso e il pene meno rigido, mentre il priapismo da stasi è spesso associato a dolore significativo e a una maggiore rigidità del pene.

I test diagnostici giocano un ruolo importante nella conferma della diagnosi e nella distinzione tra le due forme di priapismo. 

Questi possono includere esami del sangue, che aiutano a identificare eventuali anomalie ematiche, e tecniche di imaging come l’ecografia Doppler.

L’ecografia Doppler, in particolare, è utile per valutare il flusso sanguigno all’interno del pene, fornendo informazioni cruciali per distinguere tra priapismo ad alto flusso (dove il flusso sanguigno è generalmente mantenuto) e priapismo da stasi (caratterizzato da un flusso sanguigno ridotto o assente).

In alcuni casi, può essere necessario eseguire ulteriori test per valutare le condizioni sottostanti che potrebbero contribuire al priapismo, come disturbi del sangue o problemi neurologici. 

Conseguenze a Lungo Termine del Priapismo

Il priapismo, se non trattato con la dovuta urgenza o se trattato in maniera inadeguata, può portare a gravi conseguenze a lungo termine, tra cui l’impotenza. 

La criticità di questa condizione risiede nella sua capacità di causare danni irreversibili ai tessuti del pene, in particolare ai corpi cavernosi, che sono fondamentali per il meccanismo erettile.

Un’erezione prolungata e non controllata può causare ischemia e ipossia nei tessuti del pene, condizioni in cui il tessuto è privato di un adeguato apporto di sangue e ossigeno. 

Questa situazione può rapidamente evolvere in fibrosi dei corpi cavernosi, un processo in cui il tessuto muscolare elastico e sano viene sostituito da tessuto fibrotico rigido. Tale cambiamento compromette la capacità del pene di espandersi e di raggiungere un’erezione, portando a una possibile impotenza permanente.

Gestione del Priapismo

Come si è visto, la gestione del priapismo varia in base alla sua forma. 

Nel priapismo ad alto flusso, il trattamento mira a ridurre il rischio di problemi funzionali futuri, senza richiedere un intervento immediato. 

Nel priapismo da stasi, invece, l’approccio richiede un’azione rapida per evitare danni permanenti ai tessuti erettili del pene.

Interventi Precoci

In alcuni casi, quando il priapismo ha già causato danni significativi ai tessuti del pene, potrebbe essere necessario considerare trattamenti più invasivi, come l’impianto di una protesi peniena. 

Questo tipo di intervento viene preso in considerazione soprattutto nei casi in cui il tessuto del pene è gravemente compromesso a causa della fibrosi. 

La protesi peniena può aiutare a ripristinare la funzione erettile, consentendo al paziente di mantenere un’attività sessuale soddisfacente nonostante il danno pregresso.

Infografica

Infografica priapismo: tipi di priapismo, livello di gravità, cosa fare in base alla situazione
Infografica di Luca Filippa e Marco Lana

Conclusioni

Il priapismo è una condizione seria che necessita di un riconoscimento e trattamento rapidi per prevenire complicazioni irreversibili. 

La comprensione dei vari tipi di priapismo, delle loro cause, sintomi e trattamenti è fondamentale per garantire il miglior esito possibile per i pazienti affetti da questa condizione.

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Domande frequenti

Cos’è il Priapismo?

Il priapismo è una grave patologia del pene caratterizzata da un’erezione prolungata oltre tre-quattro ore, indipendente da stimolazione sessuale. Se non trattato adeguatamente, può portare all’impotenza.

Quali sono le cause del Priapismo ad Alto Flusso?

Il priapismo ad alto flusso è generalmente causato da un trauma genitale, che rompe l’arteria cavernosa e mantiene i corpi cavernosi in uno stato di quasi completa erezione. Questa forma di priapismo è meno grave e non dolorosa di per sé.

Come si differenzia il Priapismo da Stasi dal Priapismo ad Alto Flusso?

Il priapismo da stasi, più grave e doloroso, si verifica quando il sangue entra nel pene ma non riesce a defluire, causando congestione venosa. Al contrario, il priapismo ad alto flusso è causato da un trauma e comporta un afflusso costante di sangue arterioso al pene.

Quali sono i trattamenti per il Priapismo?

Il trattamento del priapismo ad alto flusso include un accesso arteriografico seguito da embolizzazione, mentre il priapismo da stasi richiede un trattamento urgente che può includere lo svuotamento del sangue congestionato o l’uso di shunt. Entrambe le forme possono necessitare di una protesi peniena, specialmente in caso di fibrosi.


Autore

Dottor Massimiliano Timpano urologo e andrologo

Dr Massimiliano Timpano

Urologo e Andrologo

Specialista in Urologia e perfezionato in Andrologia e Medicina della Riproduzione con il conseguimento di Master universitari di II livello presso l’Università degli Studi di Torino.


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