Biopsia prostatica: come si esegue e quando va fatta

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La biopsia prostatica è un esame diagnostico fondamentale per la conferma o l’identificazione di un tumore alla prostata.

Questa procedura consiste nel prelievo di piccoli campioni di tessuto prostatico, che vengono poi analizzati al microscopio per verificare la presenza di cellule tumorali. Grazie alla sua capacità di rilevare il cancro alla prostata in modo precoce e accurato, la biopsia prostatica riveste un ruolo cruciale nel campo dell’urologia.

In questo articolo, esploreremo le diverse tipologie di biopsie prostatiche, le indicazioni per cui potrebbe essere necessario sottoporsi a questo esame e le procedure utilizzate per effettuare la biopsia in modo sicuro ed efficace.


Punti chiave 

La biopsia prostatica è un esame diagnostico cruciale per confermare o identificare un tumore alla prostata, basato sull’utilizzo di una guida ecografica transrettale per prelevare campioni di tessuto prostatico.

La biopsia di fusione, che combina risonanza magnetica ed ecografia transrettale, sta guadagnando popolarità grazie alla sua maggiore accuratezza diagnostica e alla specificità nell’identificazione dei noduli sospetti all’interno della prostata.

È importante sottoporsi a controlli regolari e screening per il cancro alla prostata, specialmente per gli uomini sopra i 45-50 anni o con fattori di rischio, al fine di garantire una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo.

Biopsia prostatica standard

La biopsia prostatica standard è una procedura poco invasiva, comunemente utilizzata in urologia per la diagnosi del tumore alla prostata. Questa tecnica si basa sull’utilizzo di una guida ecografica transrettale per visualizzare la prostata e prelevare campioni di tessuto in zone specifiche.

Biopsia prostatica per identificare cancro alla prostata

Generalmente, vengono prelevati 12 campioni di tessuto seguendo uno schema prestabilito, al fine di esaminare accuratamente l’intera ghiandola prostatica. L’ago che si usa per i prelievi può essere inserito per via transrettale (cioè, passando dal retto, direttamente sulla sonda ecografica) oppure per via transperineale (cioè passando attraverso la muscolatura perineale).

La procedura dura pochi minuti e viene eseguita in regime ambulatoriale, il che significa che il paziente può tornare a casa lo stesso giorno dell’esame. Durante la biopsia, viene utilizzata l’anestesia locale per ridurre al minimo il dolore e il disagio associati all’inserimento dell’ago nella prostata.

La biopsia prostatica standard è un esame efficace per rilevare la presenza di cellule tumorali nella prostata, e consente una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo del cancro alla prostata.

Effetti collaterali della biopsia prostatica standard

Nonostante la biopsia della prostata standard sia un esame poco invasivo, possono verificarsi alcuni effetti collaterali comuni dopo la procedura.

Questi includono la presenza di sangue nelle urine o nel liquido seminale, dovuta ai piccoli sanguinamenti causati dall’ago utilizzato per prelevare i campioni di tessuto prostatico. È anche possibile che si verifichino perdite rettali di colore rosso, anch’esse conseguenza dei sanguinamenti interni, specialmente quando la procedura è eseguita per via transrettale.

In rari casi, la biopsia prostatica standard può causare una prostatite, un’infezione della prostata che richiede l’assunzione di antibiotici per alcuni giorni. È importante che il paziente segua le indicazioni del medico e monitori attentamente eventuali sintomi dopo l’esame, per garantire un recupero rapido e senza complicazioni.

NOTA – Nonostante questi possibili effetti collaterali, la biopsia prostatica standard rimane un esame cruciale e non evitabile nella diagnosi del tumore alla prostata.

Biopsia di fusione o fusion biopsy

Negli ultimi anni, una nuova metodica di biopsia prostatica, chiamata biopsia di fusione o fusion biopsy, sta diventando sempre più accurata (e popolare  nel campo dell’urologia).

Questa tecnica innovativa combina le immagini ottenute dalla risonanza magnetica, utilizzata per identificare eventuali noduli all’interno della prostata, con l’ecografia transrettale utilizzata durante la biopsia prostatica standard.

La fusion biopsy consente di biopsiare selettivamente i noduli che la risonanza magnetica ha evidenziato, combinando in tempo reale l’immagine della risonanza magnetica con l’ecografia transrettale. In questo modo, la biopsia viene eseguita in modo molto selettivo e specifico, aumentando l’accuratezza diagnostica dell’esame.

La procedura della biopsia di fusione è poco invasiva come la biopsia standard, ma offre il vantaggio di poter ridurre il numero di prelievi nella zona interessata, identificata con maggiore precisione grazie alla risonanza magnetica. 

Ciò minimizza gli effetti collaterali associati al prelievo e migliora la diagnosi del tumore alla prostata.

Si può quindi dire che la biopsia di fusione rappresenta un importante passo avanti nella diagnosi del cancro alla prostata, offrendo un’accuratezza e una specificità superiori rispetto alla biopsia prostatica standard, e contribuendo a una migliore individuazione e gestione delle neoplasie prostatiche.

Indicazioni per la biopsia prostatica

La biopsia prostatica viene indicata nei casi in cui vi sia un fondato sospetto di cancro alla prostata, la neoplasia più diffusa tra gli uomini. 

Alcune delle comuni situazioni che possono portare alla necessità di eseguire una biopsia prostatica sono:

  1. Elevati valori ematici di PSA (antigene prostatico specifico): un aumento dei livelli di PSA nel sangue può essere un segnale di anomalie nella prostata, compresa la presenza di un tumore.
  2. Percezione di formazioni anomale durante l’esplorazione rettale della prostata: durante questo esame, il medico introduce un dito guantato nell’ano del paziente e tasta la ghiandola attraverso la parete rettale, valutando eventuali anomalie.
  3. noduli ad anomala impregnazione contrastografica rilevati alla risonanza magnetica prostatica multiparametrica.

È importante sottolineare che esami preliminari come il dosaggio del PSA ed esplorazione rettale non sono conclusivi e servono a individuare i pazienti che potrebbero avere maggiori probabilità di avere un tumore alla prostata. In presenza di anomalie, la biopsia prostatica viene eseguita proprio per confermare o smentire le evidenze cliniche.

La decisione di sottoporsi a una biopsia prostatica deve essere presa in considerazione dall’individuo insieme al proprio medico, valutando attentamente i fattori di rischio, i sintomi e l’età del paziente.

Importanza dello screening e dei controlli regolari

Lo screening e i controlli regolari della prostata rivestono un ruolo cruciale nella prevenzione e nella diagnosi precoce del cancro alla prostata. 

Il cancro alla prostata è raro prima dei 45-50 anni, ma diventa più comune con l’aumentare dell’età. A partire da questa fascia di età, è importante effettuare regolari controlli della ghiandola, soprattutto in presenza di fattori di rischio o sintomi sospetti.

Tuttavia, l’utilità degli esami di screening come il dosaggio del PSA e l’esplorazione rettale digitale nelle persone asintomatiche è ancora oggetto di dibattito tra gli esperti. Pertanto, è fondamentale consultare il proprio medico per valutare l’opportunità di sottoporsi o meno a questi esami. 

In base alla situazione individuale, il medico potrà consigliare il percorso diagnostico più adeguato, che potrebbe includere l’esecuzione di una biopsia prostatica.

La diagnosi precoce del cancro alla prostata è fondamentale per migliorare le possibilità di successo del trattamento e aumentare la sopravvivenza dei pazienti. 

Perché fare la biopsia prostatica

Molti tumori prostatici sono benigni a basso rischio ed evolvono lentamente, ma esistono anche casi ad alto rischio in cui la malattia si sviluppa rapidamente e forma metastasi già in uno stadio precoce. Eseguire controlli regolari della prostata permette di identificare tempestivamente eventuali anomalie e di intervenire con terapie appropriate, massimizzando le probabilità di un esito positivo.

IN SINTESI – Lo screening e i controlli regolari della prostata sono importanti per la prevenzione e la diagnosi precoce del cancro alla prostata. In presenza di anomalie riscontrate durante gli esami preliminari, la biopsia prostatica può essere un esame diagnostico fondamentale per confermare o escludere la presenza di un tumore maligno.


Domande frequenti

Quali sono le indicazioni per eseguire una biopsia prostatica?

Le indicazioni comuni per una biopsia prostatica includono elevati valori di PSA, anomalie rilevate durante l’esplorazione rettale o anomali e alla risonanza magnetica prostatica multiparametrica. Se presenti, una biopsia può essere necessaria per confermare o escludere la presenza di cancro alla prostata.

Quali sono gli effetti collaterali comuni della biopsia prostatica standard?

Gli effetti collaterali comuni della biopsia prostatica standard possono includere sanguinamento nelle urine, nel liquido seminale o perdite rettali di colore rosso. Questi sintomi solitamente si risolvono entro pochi giorni o settimane.

Quanto dura il sanguinamento dopo una biopsia prostatica?

Il sanguinamento dopo una biopsia prostatica può variare da persona a persona. Generalmente, la presenza di sangue nelle urine o nel liquido seminale può durare da alcuni giorni fino a 2-3 settimane, mentre le perdite rettali di colore rosso solitamente si risolvono entro qualche giorno.

È necessaria una terapia antibiotica dopo la biopsia prostatica?

Sì, di solito viene prescritta una terapia antibiotica dopo una biopsia prostatica per ridurre il rischio di infezioni. In rari casi, può verificarsi una prostatite che richiede un trattamento antibiotico più prolungato.

Come vengono utilizzate le immagini della risonanza nella biopsia di fusione?

Nella biopsia di fusione, le immagini della risonanza magnetica vengono combinate in tempo reale con l’ecografia transrettale per identificare noduli specifici all’interno della prostata e guidare il prelievo dei campioni con maggiore precisione.

Qual è il numero di campioni prelevati durante una biopsia prostatica standard?

Durante una biopsia prostatica standard, vengono prelevati solitamente 12 campioni di tessuto prostatico in zone specifiche, secondo uno schema prestabilito. Tuttavia, il numero può variare a seconda delle dimensioni della prostata e delle indicazioni cliniche.


Riepilogo e conclusioni

La biopsia prostatica è un esame diagnostico fondamentale per la conferma o l’identificazione del cancro alla prostata.

La tecnica standard utilizza una guida ecografica transrettale per prelevare campioni di tessuto prostatico, mentre la più recente biopsia di fusione combina l’ecografia transrettale con la risonanza magnetica per migliorare l’accuratezza e la specificità dell’esame.

Entrambe le tecniche presentano alcuni effetti collaterali, ma generalmente sono poco invasive e sicure. 

L’esecuzione di una biopsia prostatica dipende dalle indicazioni cliniche, che comprendono elevati valori di PSA, anomalie riscontrate alla risonanza magnetica o all’esplorazione rettale.

Lo screening e i controlli regolari della prostata sono essenziali per la prevenzione e la diagnosi precoce del cancro alla prostata. In presenza di anomalie, la biopsia prostatica può essere un passo cruciale per confermare o escludere la presenza di un tumore maligno e avviare un trattamento appropriato.

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Autore

Dottor Massimiliano Timpano urologo e andrologo

Dr Massimiliano Timpano

Urologo e Andrologo

Specialista in Urologia e perfezionato in Andrologia e Medicina della Riproduzione con il conseguimento di Master universitari di II livello presso l’Università degli Studi di Torino.


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