Adenoma prostatico: definizione, sintomi, diagnosi e terapie

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L’ipertrofia prostatica benigna rappresenta uno dei maggiori problemi legati all’età adulta dell’uomo. Condiziona molto la qualità di vita rendendo la minzione fastidiosa e disagevole. 

Si stima che più della metà degli uomini, nella loro esistenza, debbano subire un trattamento medico o chirurgico per l’adenoma prostatico.

La ricerca tecnologica in ambito di trattamenti per l’ipertrofia prostatica è costantemente alla ricerca di metodiche mini-invasive, che abbiano una sempre maggior efficienza con il minor tasso possibile di complicanze e il minor tempo possibile di cateterizzazione. 

Soprattutto, si mira a preservare la funzione sessuale dei pazienti, sapendo che molti effetti collaterali degli interventi sulla prostata riguardano la perdita dell’eiaculazione in primis e, in casi più selezionati, l’erezione stessa.

In questo articolo spiegheremo che cos’è l’adenoma prostatico, con quali sintomi si presenta, attraverso quale terapia medica o chirurgica può essere affrontato, e, infine, che tipo di innovativi approcci endoscopici mini-invasivi stanno oggi prendendo piede.

La prostata

La prostata è una ghiandola annessa all’apparato genitale maschile che produce il liquido seminale. Si trova al crocevia tra vie urinarie e genitali: cresce infatti esattamente intorno all’uretra, che le passa in mezzo, e al di sotto della vescica. Riceve al suo interno lo sbocco dei dotti deferenti, che trasportano gli spermatozoi dai testicoli.

Nel corso della vita può indurre dei disturbi urinari perché un ingrossamento della ghiandola – a cui va incontro la maggioranza degli uomini – schiaccia il canale urinario e costringe la vescica ad uno sforzo muscolare per svuotarsi.

Da ciò derivano i tipici sintomi minzionali legati all’ipertrofia della prostata.

Questa ghiandola, oltre a fare esperienza di un aumento di volume, può anche ammalarsi di altre cose. In particolare:

  • si può infiammare e quindi dare una prostatite (un evento molto doloroso);
  • può andare incontro al famigerato tumore della prostata, che è la patologia oncologica più frequente degli uomini 

IMPORTANTE – La necessità di fare regolarmente la visita urologica si lega proprio al controllo della prostata, evitando in questo modo di perdersi per strada una diagnosi di tumore della prostata (che inizialmente non dà nessun tipo di sintomo).

L’adenoma prostatico o ipertrofia prostatica benigna

L’adenoma prostatico è una malattia della prostata causata dal suo ingrossamento. Colpisce la parte centrale della prostata, che possiamo immaginare come una mela che ha un torsolo centrale e la polpa intorno: l’adenoma della prostata rappresenta il torsolo della nostra mela immaginaria! 

Si tratta di una patologia benigna, che si forma in persone di oltre 50 anni, e che tipicamente causa dei sintomi urinari.

L’adenoma di prostata viene chiamato in molti modi diversi: adenoma di prostata, ipertrofia prostatica benigna, iperplasia prostatica benigna.

NOTA BENE – Ipertrofia prostatica maligna, seppur spesso usato gergalmente, non è un termine che si utilizza in urologia. Questo perché l’ipertrofia prostatica non è un tumore, e non può avere un suo corrispettivo ‘maligno’. La forma maligna di malattia della prostata è il tumore della prostata vero e proprio, che però colpisce una zona diversa da quella dell’ipertrofia prostatica: questa è un problema della parte centrale della prostata, mentre il tumore è un problema della parte periferica.

Sintomi

I sintomi urinari sono caratterizzati da alcuni aspetti caratteristici:

  • getto di minzione debole;
  • in fase di progressione della malattia, difficoltà di svuotamento della vescica e ritenzione urinaria;
  • in fase avanzata, vi è una forma particolare di incontinenza urinaria definita iscuria paradossa: essa rappresenta la perdita di urina dalla vescica, che è talmente piena (perché non si svuota) da perdere urina goccia a goccia;
  • quando la vescica non ce la fa più a vincere la resistenza della prostata, si ha la cosiddetta ritenzione urinaria totale, più comunemente detta blocco vescicale.

Tali sintomi sono causati dall’adenoma poiché questo chiude il canale della minzione, cioè l’uretra. Come conseguenza di ciò, si riduce il flusso e la vescica fa più fatica a svuotarsi (spesso, come visto, con situazioni di incompleto o mancato svuotamento della stessa).

Immagine stilizzata della prostata

Ipertrofia prostatica benigna e impotenza

L’ingrossamento della ghiandola prostatica può peggiorare le disfunzioni sessuali. I pazienti con sintomi minzionali (i cosiddetti LUTS) hanno una prevalenza maggiore di deficit erettile e di disfunzioni eiaculatorie. 
I pazienti che utilizzano i farmaci alfa-litici (vedi dopo) possono avere eiaculazione retrograda come effetto collaterale; i pazienti che utilizzano gli inibitori della 5-alfa-reduttasi (vedi dopo) possono incontrare il deficit erettile (o peggiorarlo).

Diagnosi

Esiste uno spettro di esami da fare per diagnosticare l’ipertrofia prostatica benigna. Quelli che vengono usati più frequentemente sono l’ecografia e la uroflussimetria.

Ecografia

L’adenoma prostatico di solito viene identificato tramite l’esecuzione di una ecografia. 

Questa permette di valutare il volume prostatico e lo stato di occupazione da parte del tessuto dell’adenoma formatosi. 

Non è indispensabile eseguire una ecografia prostatica trans-rettale, ma è sufficiente una ecografia addominale sovra-pubica per avere idea delle dimensioni della prostata, dello stato di salute della vescica e della capacità di svuotamento della stessa dopo una minzione spontanea.

Uroflussimetria 

La uroflussimetria consiste nella valutazione della minzione. 

In sostanza, il paziente viene invitato a urinare dentro ad un recipiente a cui sono collegati un sensore e un computer che tracciano un grafico della sua minzione, valutando il tempo per iniziare la minzione (la cosiddetta latenza minzionale), il tempo per eseguire l’atto minzionale e la potenza del getto. 

Questo consente allo specialista di individuare i parametri che danno l’idea di base di quanto un paziente possa essere ostruito.

Indagine urodinamica

Esistono poi degli esami di secondo livello, più complessi e più accurati, per individuare gli effetti nocivi dell’adenoma prostatico sulla vescica.

Tra questi, il più importante è l’indagine urodinamica, che fornisce un quadro molto più completo sulla funzione delle basse vie urinarie: quindi sia sul grado di ostruzione causato dall’adenoma, sia su come la vescica riesce a svuotarsi, sulla sua sensibilità, sulla sua forza di contrazione, sulla sua tonicità o debolezza muscolare. 

Risonanza magnetica

Limitatamente a casi molto particolari, possono essere utilizzati esami ad immagine più complessi dell’ecografia, come la risonanza magnetica. Generalmente, però, questa metodica viene utilizzata quando vi sia nella diagnosi un sospetto di tumore della prostata.

Farmaci per l’ipertrofia prostatica benigna

La terapia farmacologica dell’ipertrofia prostatica benigna è generalmente il primo approccio che viene utilizzato per ridurre i sintomi riportati dal paziente. Questa si basa su due tipi di farmaci:

  1. gli alfa-litici
  2. gli inibitori della 5-alfa reduttasi

1- Farmaci alfa-litici

La prima categoria è quella denominata degli alfa-litici. Si tratta dei farmaci che aiutano il “rubinetto” della vescica – il cosiddetto collo vescicale – a rilassarsi, ad aprirsi, a vincere l’ostruzione creata dalla prostata. 

Possiamo considerarli, in sostanza, farmaci ad azione rilassante per la muscolatura vescicale, sulla quale, grazie ad essi, si riduce lo sforzo. 

Si tratta di farmaci normalmente ben tollerati, che non hanno effetti collaterali gravi, il cui unico problema in alcuni casi è la cosiddetta eiaculazione retrograda, cioè la possibilità che non ci sia un’emissione verso l’esterno di liquido seminale.

2- Farmaci inibitori della 5-alfa reduttasi

La seconda classe di farmaci che si utilizzano è quella degli inibitori della 5-alfa reduttasi. 

La 5-alfa reduttasi è un enzima che converte il testosterone nella sua forma attiva di diidrotestosterone. Esso serve alla prostata per il suo metabolismo, ed è anche, per questo motivo, una sostanza che partecipa all’aumento di dimensioni della ghiandola. 

Inibendo questo aumento di concentrazione intraprostatica di diidrotestosterone, l’idea è quella di tentare di ridurre il volume della prostata. Più spesso, in realtà, si evita che l’adenoma cresca e si rallenta così l’evoluzione della crescita del tessuto prostatico. 

Questi farmaci, a differenza degli alfa-litici, hanno una latenza di  azione più lunga: impiegano circa tre mesi a produrre il loro effetto. Si tratta quindi di una terapia molto meno rapida e molto meno concreta nel dare dei benefici al paziente, nonché con effetti collaterali fastidiosi. 

Andando ad alterare la concentrazione di testosterone, in frequenti casi insorge una disfunzione sessuale, che può essere un deficit erettile o una disfunzione eiaculatoria. 

Quindi, specialmente nei soggetti giovani, a dispetto del fatto che rallenti l’evoluzione dell’aumento di volume della ghiandola, questa classe di farmaci tende a non essere somministrata proprio per il potenziale rischio di effetto collaterale.

Integratori e cure naturali per la prostata

Qual è il miglior integratore per l’ipertrofia prostatica benigna?

Nell’ambito degli integratori per la prostata, vanno molto di moda in questo momento storico i cosiddetti antiossidanti per la prostata. 

Licopene

Esiste una sostanza chiamata licopene che, secondo molti studi, può avere un’azione benefica (antiproliferativa) nei confronti della prostata. Tale sostanza rallenterebbe il turnover cellulare e avrebbe un qualche beneficio nella prevenzione del tumore prostatico, addirittura.

Il licopene è la sostanza che dà il colorito rosso al pomodoro, per intenderci, e quindi una dieta ricca di pomodoro dovrebbe già fornire una quantità sufficiente di licopene. 

Zinco

Gli integratori per l’ipertrofia prostatica benigna sono di diverso tipo. 

Tra questi, ci sono quelli a base di zinco, un oligoelemento che sembra avere effetti benefici sempre di tipo antiproliferativo e antiossidante. 

Fitoterapici

Una classe di farmaci non convenzionali spesso sfruttata in ambito prostatico è quella dei cosiddetti fitoterapici, cioè i farmaci di derivazione vegetale. 

In particolare, una pianta che viene molto utilizzata per l’ingrossamento prostatico è la serenoa repens.

Esistono tantissimi farmaci a base di serenoa repens, ma non tutti sono uguali. Questo perché contano molto le concentrazioni di serenoa inserite nel farmaco, e soprattutto conta la cosiddetta titolazione, cioè il modo di estrazione del principio attivo della pianta da parte delle aziende. Ciò va a condizionare il contenuto nel farmaco e il relativo assorbimento nell’organismo.

Si fa molta pubblicità – anche in rete – di questi integratori, ma bisogna effettivamente discutere con il medico o con il farmacista il tipo di prodotto da utilizzare nello specifico caso.

Oltre alla serenoa repens, altri estratti vegetali possono venire utilizzati come integratori prostatici. Un esempio è l’urtica dioica, che è un’altra pianta con potere antinfiammatorio nei confronti della prostata.

IN SINTESI – I fitoterapici vengono utilizzati in parte per cercare di rallentare l’ingrossamento benigno della prostata, ma moltissimo agiscono sulla componente infiammatoria, quindi nella gestione delle prostatiti che possono conseguire all’ipertrofia prostatica, e dei dolori pelvici di origine prostatica.

La dieta

Non esiste una vera e propria dieta per la prostata

In America c’è stata la moda della ‘dieta del pomodoro’ perché, come dicevamo prima, il licopene che è contenuto nel pomodoro ha un effetto antinfiammatorio e antiproliferativo che viene utilizzato a livello prostatico.

Valgono i discorsi generali legati ai benefici della dieta mediterranea ricca di oligoelementi, di sali minerali, di vitamine. Questi aiutano il metabolismo delle vie urinarie e il corretto funzionamento della prostata.

Dal punto di vista alimentare, quindi, gli aspetti che rilevano sono:

  1. bere molto per favorire un’azione di lavaggio delle vie urinarie e diluire le urine, 
  2. seguire una dieta sana di tipo mediterraneo variata in frutta e verdura.

Terapia chirurgica dell’adenoma prostatico

Quando la terapia medica non fa effetto a sufficienza, o quando dopo molti anni smette di farlo, o se il paziente non ha letteralmente più voglia di assumere cronicamente dei farmaci, l’approccio risolutivo a questo punto è di tipo interventistico. 

Esiste una grande varietà di trattamenti (chirurgici ed endoscopici) per la cura del’adenoma di prostata. 

L’intervento chirurgico per la prostata che si è eseguito per moltissimi anni è la cosiddetta adenomectomia prostatica transvescicale.

L’adenomectomia prostatica transvescicale

Con questa tecnica, si faceva un taglio sotto l’ombelico fino al pube, si aprivano i muscoli retti dell’addome, si andava a riconoscere la vescica, che veniva incisa trasversalmente, e attraverso questo taglio sulla vescica veniva enucleato digitalmente l’adenoma della prostata.

Immaginando la prostata fatta come una mela, che ha il torsolo centrale e la polpa intorno, si andava ad enucleare tale ‘torsolo’ passando attraverso la vescica.

Questo intervento chirurgico sta sempre più passando di moda, per via della sua invasività, per via dei suoi tempi di recupero ovviamente lunghi a causa del taglio addominale, e per la necessità di mantenere il catetere anche una settimana.  

Se l’intervento chirurgico considerato come taglio sull’addome sta cadendo in disuso, esistono alcuni casi in cui ci sono ancora necessità cliniche di fare un’adenomectomia transvescicale. 

Essa, tuttavia, oggi può essere eseguita con la tecnica laparoscopica, o con la tecnica robotica addirittura, quindi passando nell’addome attraverso dei buchi e non attraverso un taglio. 

I vantaggi che in questo modo derivano dal punto di vista del recupero post operatorio sono significativi, perché si riduce moltissimo il decorso e l’impegno fisico del paziente dopo l’intervento.

NOTA – Per valutare i nuovi approcci chirurgici ed endoscopici, il gold standard ancora oggi è considerata la TURP (transurethral resection of the prostate), cioè la resezione transuretrale della prostata, con la quale si “affetta” dall’interno per allargare progressivamente il canale della minzione che viene ostruito dai lobi prostatici.

Terapia endoscopica

L’evoluzione dei trattamenti per l’ipertrofia prostatica passa per tecniche sempre meno invasive di vaporizzazione o enucleazione laser dell’adenoma, fino alla più recente termoablazione prostatica con il Rezum, che attualmente è la tecnica meno invasiva possibile a nostra disposizione (e di cui parleremo tra breve).

Ad oggi si può dire che gli interventi chirurgici sulla prostata vengono progressivamente abbandonati in favore di interventi endoscopici, cioè quelli che passano all’interno della via urinaria, senza tagli.

Nell’ambito degli approcci endoscopici esistono tantissime opzioni diverse, più o meno invasive. 

Una di quelle maggiormente innovative e richieste è l’utilizzo dei laser. Tra i vari tipi di laser, il più efficace e il più adatto al più vasto numero di pazienti è il laser verde.

Il laser verde

Il laser verde consente, attraverso l’introduzione dello strumento nell’uretra, di vaporizzare l’adenoma di prostata e di eliminarlo completamente in modo mini-invasivo. Causa pochissimi rischi intraoperatori per il paziente e gli permette di avere un recupero rapido. 

L’utilizzo del laser verde consente infatti di dimettere il paziente in tempi molto veloci (in genere entro un giorno dall’intervento), e di fargli tenere il catetere per meno di 24 ore.

L’utilizzo del laser comporta anche dei vantaggi dal punto di vista del recupero delle funzioni: su tutte l’attività sessuale.

Termoablazione con vapore acqueo – Il Rezum

Esistono tecnologie ancor meno invasive e più rapide del laser, che sono anche relativamente più nuove. Non di tutte abbiamo ancora dei dati completi e a lungo termine, data la loro giovane età; tuttavia, tra queste, quella più interessante e che nel futuro prossimo avrà un maggior utilizzo è la tecnica del REZUM

Si tratta del cosiddetto trattamento mini-invasivo dell’ipertrofia prostatica mediante termoablazione con vapore acqueo, che consiste nella iniezione di vapore acqueo dentro l’adenoma.

A differenza della tecnica del laser, in cui il tessuto viene vaporizzato e quindi scompare, con il Rezum noi introduciamo uno strumento nell’uretra, pungiamo l’adenoma, e immettiamo dei getti di vapore caldo all’interno. 

Il vapore acqueo nel giro di alcune settimane provoca la morte del tessuto dell’adenoma, che si sgonfia e permette di riaprire il canale della minzione, cioè l’uretra.

I vantaggi della termoablazione con vapore acqueo

Il sistema Rezum è uno degli ultimi ritrovati tecnologici per il trattamento mini-invasivo dell’ipertrofia prostatica benigna.

Questo trattamento presenta una serie di significativi vantaggi.

È in assoluto il più mini-invasivo, tant’è che si può effettuare in anestesia locale.

Nella maggioranza assoluta dei casi (più del 90%), permette di conservare anche una eiaculazione anterograda (uno dei problemi principali legato ai trattamenti dell’ipertrofia prostatica è proprio la perdita dell’eiaculazione).

Non altera in nessun modo la qualità dell’erezione.

Migliora nel giro di qualche settimana, ed entro i primi tre mesi dal trattamento, i sintomi disurici legati allo svuotamento vescicale, a prezzo di qualche sintomo minzionale legato al bruciore dopo la procedura (che si esaurisce nel giro di poche settimane).

Le possibilità di sanguinamento dopo il trattamento mini-invasivo con il Rezum sono molto scarse, perché con questa tecnica non viene tagliato del tessuto, ma soltanto attivata una reazione tramite la somministrazione di vapore acqueo.

Possiamo in definitiva affermare che si tratta di una procedura a basso rischio, con bassa incidenza di effetti collaterali, ma con una resa in termini di risultati molto elevata.

NOTA – Essendo una metodica recentissima, non siamo in grado di conoscere quanto a lungo si mantengano gli esiti; tuttavia i dati di letteratura delle sperimentazioni cliniche con questa tecnica ci dicono che a cinque anni i risultati rimangono costanti.

Infografica Rezum

Infografica Rezum - Termoablazione con vapore acqueo

Graphic by L. Filippa & M. Lana

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Domande frequenti

Cosa provoca l’ipertrofia prostatica benigna?

L’ingrossamento della prostata è un evento parafisiologico, in altri termini ‘quasi normale’ determinato da una serie di cofattori che vanno dalla tendenza genetico-familiare alla variazione dell’equilibrio ormonale del testosterone correlato all’età.

Come prevenire l’ipertrofia prostatica benigna?

L’ipertrofia prostatica benigna è difficilmente ‘prevedibile’; l’ingrossamento prostatico può colpire persone anche giovani, in buona salute, senza apparenti fattori di rischio.

Cosa non mangiare in caso di adenoma prostatico?

Non esistono cibi che causano l’ingrossamento della prostata, così come non esistono cibi che impediscono l’ingrossamento. Vitamine e sali minerali contenuti in frutta e verdura hanno sicuramente un effetto benefico sulla salute della prostata.

Conclusioni

L’adenoma prostatico è una delle patologie più frequenti dell’età adulta, e poi anziana, nel maschio. Fortunatamente, però, si tratta di una malattia che è possibile curare molto bene sia con terapie farmacologiche che con terapie endoscopiche o chirurgiche. 

Con l’evoluzione tecnologica, in particolare, siamo oggi in grado di proporre dei trattamenti mini-invasivi che riducono i tempi operatori, la convalescenza, le possibili complicanze e gli effetti collaterali della terapia.

In Androteam ci dedichiamo alla salute sessuale a 360 gradi, e forniamo un approccio specialistico all’ipertrofia prostatica benigna, sia dal punto di vista delle terapie chirurgiche tradizionali che dei trattamenti endoscopici mini-invasivi.

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Il dottor Massimiliano Timpano con il Rezum

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Dottor Massimiliano Timpano urologo andrologo

Dr Massimiliano Timpano

Urologo e Andrologo

Specialista in Urologia e perfezionato in Andrologia con il conseguimento del Master universitario di II livello presso l’Università degli Studi di Torino, di cui oggi è Docente


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